Il Tirreno

Sequestro in porto, ci sono due indagati

di Alessandra Vivoli
Sequestro in porto, ci sono due indagati

Avviso di garanzia per Messineo e Del Nobile. Nel mirino della Procura, l’area in testa alla banchina Taliercio. L’ipotesi di reato: occupazione abusiva di suolo demaniale

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CARRARA. Quei pezzi di marmo e tutto quel materiale lapideo di scarto erano stati depositati all’interno del porto di Marina di Carrara temporaneamente, per essere pori trasportati nello scalo di Genova, ed essere utilizzati per la realizzazione della diga Duca di Galliera.

È successo nel 2000, sedici anni fa. E da allora quel terrapieno è rimasto al suo posto: nel 2004 la ditta che era stata autorizzata al deposito temporaneo del materiale, la Coopsette srl, non ha provveduto - come le era stato imposto - alla rimozione. Ne è nato da una parte un contenzioso fra l’Autorità portuale e la ditta stessa. E dall’altra una attività di verifica della Procura di Massa Carrara e della Capitaneria di Porto: ieri mattina il sequestro dell’area, chiamata piarda (è un termine tecnico, con cui si indica un luogo adibito allo stoccaggio provvisorio). Quello che viene contestato è l’occupazione abusiva di suolo demaniale. Due nomi sono iscritti sul registro degli indagati (anche per poter consentire l’operazione di sequestro), quello del presidente dell’Autorità portuale Francesco Messineo (che da noi sentito dice di non aver ancora ricevuto nulla) e del segretario Nicola Del Nobile in qualità di rappresentanti pro tempore dell’Autorità portuale. L’area è stata sequestrata e contestualmente dissequestrata: un atto necessario per consentire all’Autorità portuale di mettere in sicurezza e liberare quegli oltre tremila metri quadrati all’interno dello scalo di Marina di Carrara.

Il sequestro. Ieri mattina, poco prima di mezzogiorno, si è arrivati ad un primo atto ufficiale, eseguito dalla Capitaneria di porto e i carabinieri della sezione di pg della Procura di Massa Carrara, relativo alle indagini in corso sullo scalo di Marina. È stato posto sotto sequestro (e contestualmente dissequestrato per consentire all’Autorità portuale la messa in sicurezza dell’area) il terrapieno di circa 3.215 metri quadrati in testa alla banchina Taliercio del porto di Marina di Carra. Area che adesso dovrà essere “liberata”. Tecnicamente il provvedimento è del tribunale del riesame (composto dal presidente Fabrizio Garofalo, il giudice Alessandro Trinci e il got Fulvio Biasotti) che si è espresso sulla richiesta di appello proposto dal pm avverso al provvedimento del gip del 7 luglio scorso con cui veniva rigettata la richiesta di sequestro dell’area ubicata in testa alla banchina Taliercio. L’appello del pubblico ministero è stato ritenuto fondato. E viene contestata l’occupazione abusiva di suolo demaniale.

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Il provvedimento. Secondo il provvedimento, sequestro e contestuale dissequestro del terrapieno nella banchina Taliercio, sarà l’Autorità portuale a dover provvedere da una parte a cessare ogni tipo di utilizzazione del sito, limitandosi solo a porre in essere gli interventi necessari a evitare il suo progressivo scivolamento verso il mare, dall’altra ad attivare ogni procedura possibile per la sua totale rimozione. Viene evidenziato anche il fatto che l’opera sequestrata non costituisce una struttura stabile e quindi tende a franare verso il mare, determinando non solo una maggiore occupazione dell’area demaniale, ma potrebbe costituire anche problemi di sicurezza per la navigazione.

Il retroscena. Le indagini sul porto in realtà sono due. Da una parte sono nel mirino non l'assegnazione delle concessioni, che non avrebbero seguito le gare europee, e dall’altra l'occupazione abusiva di porzioni dello scalo per cui ieri mattina è scattato il sequestro.

Insomma una doppia indagine delicatissima che sta portando avanti il procuratore capo Aldo Giubilaro .

Per quel che riguarda le concessioni sotto la lente è la procedura, ossia fare chiarezza sulla assegnazione che, secondo quanto contestato, sarebbe avvenuta senza gara europea e questo potrebbe aver arrecato vantaggio a qualcuno a scapito di qualcun altro.

Su questo sta lavorando ormai da mesi la Capitaneria di porto, su input della Procura della Repubblica

L’altro fronte di indagine che riguarda il porto di Marina di Carrara riguarda in particolare le banchine ed i piazzali occupati abusivamente quelle per cui ieri mattina è scattato il sequestro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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