Sicurezza
Porta a porta, l’obiettivo è il 40% di differenziata
Con il 29,72% Massa è alle ultime posizioni in Toscana nel riciclo della spazzatura Ogni abitante produce 779 chili di immondizia l’anno. Orlandi: cambiare è necessario
MASSA. Ma è proprio necessaria la raccolta porta a porta?
La “piccola rivoluzione” è in arrivo per le oltre seimila famiglie (e i più di mille fra bar, negozi, uffici e ristoranti) del centro cittadino. Dal 17 prossimo, si cambia: i cassonetti scompariranno dalle strade, i cittadini dovranno differenziare in casa la spazzatura: la plastica in un contenitore, l’organico in un altro, la carta in un terzo ancora... e ogni tipologia da metter fuori dlela porta a giorni diversi. E tra la gente in fila per ritirare il kit (mastelli, sacchi, bidoncini aerati) del buon differenziatore, qualcuno azzarda la domanda subdola e “cattiva”: ma dobbiamo proprio farlo, che vantaggi ne avremo?
La risposta a questi interrogativi è scontata. Sì, la città avrà dei vantaggi, li avrà l’intera collettività. Perchè gettare i rifiuti senza riciclarli, continuare a portare la spazzatura nelle discariche non è più sostenibile per l’ambiente. L’immondizia è fatta di materie preziose, riutilizzarle significa creare ricchezza. Riciclarle si può e si deve. Anche per evitare di essere prima o dopo sommersi dai rifiuti che produciamo. E ne produciamo tanti: 779 chilogrammi l’anno per abitante. Che fanno più o meni 3 tonnellate per una famigliola di 4 persone.
«Fare la differenziata è prima di tutto un atto di civiltà, è un contributo indispensabile per migliorare il mondo in cui viviamo», dice Federico Orlandi, amministratore unico di Asmiu e in prima fila nell’organizzazione della “rivoluzione” del porta a porta. E allora, mettiamoci l’animo in pace e impariamo che il lunedì sarà il giorno dell'’organico, il martedì quello del multimateriale, il mercoledì si butta la carta. Rassegnamoci a trasformare il terrazzino di casa in una mini discarica e a sopportare qualche cattivo odore per il sacchetto dei rifiuti organici. In cambio, avremo la consapevolezza di dare un contributo, nel nostro piccolo alla difesa dell’ambiente, al contenimento delle emissioni di Co2 (più rifiuti non differenziata significa anche più camion in viaggio per smaltirli, più inceneritori) e a un uso più corretto delle risorse. «L’Italia non ha materie prime, con la differenziata si aiuta a produrre, ricoclandoli, materiali come la plastica, la carta, l’alluminio, che hanno un grande rilievo economico», dice ancora Orlandi. Senza contare, e così torniamo dagli scenari planetari a quelli locali, che la città senza cassonetti per strada sarà un poco più bella.
La provincia di Massa Carrara è attualmente fra le ultime della classe in Toscana per la raccolta differenziata: si ferma al 31% (dati Arpat relativi al 2014) contro la media regionale del 44,5%. E Massa, con il 29,72%, è ancora più sotto. Un risultato ottenuto grazie al porta a porta nella zona di Romagnano (che coinvolge all’incirca 2mila famiglie) e alla differenziata fatta direttamente dagli operatori Asmiu. Con l’estensione del nuovo sistema nella parte centrale della città, stimano all’Asmiu, l’incremento sarà del 3-4% per questa ultima parte dell’anno e dell’8-10% a regime, cioè dal prossimo anno. La differenziata a Massa, cioè, dovrebbe salire fino al 40% «Con questa tappa, raggiungeremo circa un quarto della popolazione – spiega Orlandi – . Ma non ci fermeremo. Nei piani del Comune c’è la rivisitazione del sistema porta a porta a Romagnano, l’estensione alle zone vicine (Castagnola, Mirteto)e poi nel 2019, l’arrivo del porta a porta a Marina». La rivoluzione della spazzatura è appena iniziata.
Claudio Figaia
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
