Il Tirreno

La staffetta grillina per chiedere il No al referendum

di Manuela D'Angelo

Giovani protagonisti con la copia della Costituzione passata di mano da Marina di Carrara fino a Viareggio

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MASSA. La Costituzione non si tocca: lo dice anche una staffetta, lunga circa 30 chilometri, partita ieri pomeriggio da Marina di Carrara e arrivata a Viareggio, organizzata dal Movimento 5 Stelle, che così ha invitato la popolazione, bagnanti e turisti, a votare "no" al prossimo referendum di novembre.

I tedofori, così ribattezzati dal M5S, anche se non portavano la fiamma olimpica, ma una Costituzione da passarsi come testimone, sono stati tutti militanti del Movimento. Da Marina di Carrara sono partiti alle 14,30 Michele Palma, Antonio Musetti, Andrea Raggi e Stefano Dell'Amico; hanno percorso circa 8 km in meno di un'ora, con in mano una bandiera tricolore e una costituzione italiana e l'hanno data in consegna a quattro studenti massesi, Ginevra e Norberto Pegollo, Sofia Dolfi e Lucia Pampalini, partiti da piazza Bad Kissingen e diretti a Cinquale per la seconda tappa della staffetta.

Dalla costa apuana, passando per la Riviera, la Versilia, Forte dei Marmi, Marina di Pietrasanta, Lido di Camaiore e Viareggio, con festa finale e aperitivo per tutti.

Una "Costituzione coast to coast" insomma, a cui hanno partecipato anche tanti simpatizzanti e semplici cittadini, che hanno voluto raccogliere l'invito del Movimento 5 Stelle a lottare per lasciare la costituzione così com'è.

«Non ci fidiamo di chi adesso è in Parlamento e vuole cambiare la nostra costituzione-dicono convinti gli staffettisti- ; sinceramente abbiamo più fiducia nei padri costituenti che in Matteo Renzi ed Elena Boschi».

Sono giovani ma dicono di avere le idee molto chiare sull’argomento e non solo tanto fiato e gambe per correre sul lungomare.

«La Costituzione l'abbiamo studiata a lungo; è vero ci sono degli articoli che possono sembrare superati per i nostri tempi, ma i cittadini italiani dovrebbero potersi fidare di chi vuole cambiare la costituzione. Invece le persone che sono al Governo neanche le abbiamo elette noi». I giovani parlano di diritti negati, pericolo di poteri accentrati in un unico leader, paura per le generazioni future: insomma i giovani pentastellati voteranno "no" al referendum costituzionale, che si dovrebbe svolgere alla fine di novembre. I più esperti (alle tappe della staffetta hanno partecipato consiglieri comunali e regionali, onorevoli e militanti), durante i banchetti informativi per raccogliere firme, spiegano meglio le ragioni del "no".

E le sintetizzano così, pronti a qualsiasi confronto sul tema con i sostentioti del Sì alla riforma costituzionale : «La riforma non garantirà più la sovranità popolare perché insieme all'Italicum la consegnerà ad una minoranza parlamentare, che solo grazie al premio di maggioranza si impossessa di tutti i poteri- dicono- ; la riforma è illegittima perché è stata prodotta da un parlamento eletto con una legge elettorale (Porcellum) dichiarata incostituzionale; non semplificherà l'iter delle leggi perché moltiplica fino a dieci i procedimenti legislativi e incrementa la confusione e soprattutto non supera il bicameralismo, anzi lo rende più confuso e crea conflitti di competenza tra Stato e regioni, tra Camera e nuovo Senato. Infine non diminuirà i costi della politica perché i costi del Senato sono ridotti solo di un quinto e non si dimezzano, invece, i deputati della Camera».

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