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il fronte del no

Gli ambientalisti chiedono la Valutazione ambientale

MASSA. «Non basta che un impianto a biomasse abbia una potenza bassa per escluderlo dalla Via (Valutazione di impatto ambientale)». A dirlo è Marco Grondacci, giurista ambientale, uno dei massimi...

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MASSA. «Non basta che un impianto a biomasse abbia una potenza bassa per escluderlo dalla Via (Valutazione di impatto ambientale)». A dirlo è Marco Grondacci, giurista ambientale, uno dei massimi esperti nel campo del diritto applicato al territorio. Parla del progetto della realizzazione di una centrale a biomasse (quindi che usa organismi vegetali come combustibile) per la produzione di energia elettrica e termica ad Alteta, invitando alla prevenzione.

Secondo la normativa nazionale infatti un impianto piccolo non necessita di un'autorizzazione per le emissioni in atmosfera né di una Via (Valutazione di impatto ambientale), ma solo di una Pas (Procedura abilitativa semplificata), ossia una semplice richiesta di inizio attività. E per impianto piccolo si intende che non superi un tot di potenza. È il caso della mini centrale a biomasse che la società Immobiliare 501 srl vuole realizzare in via Celia, in una zona artigianale vicino ad Alteta, per poi darlo in gestione alla società affittuaria Electro System srl. Tanto che il progetto non è nemmeno passato dall'ufficio ambiente del Comune, ma solo dal Suap. Tuttavia una vecchia sentenza del Consiglio di Stato sostiene che non è sufficiente che il progetto da valutare e autorizzare sia sotto la soglia di potenza, per escluderlo dalla procedura di Via.

«Il Consiglio di Stato - spiega Grondacci - fa una prima affermazione rilevante e dice: ".... a fondare la tesi della doverosità della Via concorrano i principi di precauzione e dell'azione preventiva.. ove il legislatore induce a ritenere che la Via non possa, certamente, escludersi sulla semplice base della soglia di potenza". Secondo una direttiva della Corte di Giustizia, poi, vanno prese in considerazione tutte le caratteristiche dell'impianto (tipo la collocazione in aree sensibili) e non solo le sue dimensioni. Concetto confermato dalla Corte Costituzionale, la quale sostiene che per verificare l'applicabilità della Via devono essere analizzate anche altre caratteristiche, come il cumulo con altri progetti, l'utilizzazione di risorse naturali, la produzione di rifiuti, l'inquinamento e i disturbi ambientali prodotti, la loro localizzazione e il loro impatto potenziale con riferimento, tra l'altro, all'area geografica e alla densità della popolazione interessata.

Il progetto è ora è fermo al Suap. Dopo le prime preoccupazioni espresse dalla commissione Ambiente, arrivano quelle di Italia Nostra. «Esprimiamo dissenso per vari motivi - commenta il presidente del circolo Massa-Montignoso, Bruno Giampaoli - tra cui il principale è quello relativo all'inquinamento atmosferico portato dai fumi del bruciatore che andrebbero a minare la salute dei cittadini. Per chi non lo sapesse ricordiamo che Alteta ha già pagato duramente per la ventennale presenza dell'inceneritore della Farmoplant e per le altre industri inquinanti circostanti che hanno portato alla chiusura di oltre mille pozzi e a dichiarare la zona Sin nazionale. In questo periodo -continua - in varie parti della nazione si stanno proponendo questi nuovo impianti per la produzione di energia elettrica con l'uso di biomasse con scarsi risultati in quanto da ogni parte si formano comitati di cittadini che si battono per fermare questa nuova forma di inquinamento atmosferico nascosta dalla necessità di creare energia pulita e a buon mercato». E annuncia la disponibilità di Italia Nostra a creare un coordinamento popolare «capace - dice - di annullare la proposta».

Melania Carnevali

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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