La manifestazione
Centrale a biomasse: c’è il no della Provincia, ed è di 17 anni fa
Nel 1999 il consiglio di Palazzo Ducale approvò all’unanimità una mozione per fermare tutti gli impianti a termocombustione
MASSA. Il progetto presentato in Comune dalla Electro System Srl per la costruzione di un impianto a biomasse ad Alteta, finalizzato alla produzione di energia attraverso la combustione di scarti di legno e vegetazione, ha suscitato i timori di alcune forze politiche ed ambientaliste, oltre che degli abitanti della zona, tartassati per anni dalle micidiali attività della Farmoplant e del suo inceneritore "Lurgi", che avrebbe dovuto bruciare solo i rifiuti chimici della fabbrica massese e, invece, smaltiva grandi quantità di ogni genere di rifiuti pericolosi, provenienti da mezza Europa. È bene precisare subito che si tratta di due impianti totalmente diversi, anche se, a detta di molti esperti, l'energia prodotta dalle biomasse sarebbe inquinante e dannosa.
Sul nostro territorio la paura e l'attenzione su questi temi restano comprensibilmente molto alti. Lo dimostra il fatto che già il 31 marzo 1999 il consiglio provinciale di Massa-Carrara avesse approvato all'unanimità un ordine del giorno, impegnativo per gli amministratori, che vietava la realizzazione di qualsiasi impianto di termocombustione, inclusi quelli a biomasse, sul territorio apuano. A spingere l'assise provinciale verso tale decisione erano state le autorizzazioni rilasciate dal ministero dell'Industria, con il benestare di quelli dell'Ambiente e della Sanità (ma senza consultare le amministrazioni locali interessate), per la realizzazione di due impianti finalizzati alla produzione di energia elettrica dalla combustione di biomasse e metano. La prima di queste centrali, guarda caso, sarebbe dovuta sorgere proprio in località ex Farmoplant, nel comune di Massa, nella stessa zona in cui oggi anche la Electro System vorrebbe costruire il nuovo impianto a biomasse, mentre la seconda avrebbe dovuto vedere la luce nell'area ex Ferroleghe, a Carrara.
"Il Consiglio Provinciale di Massa Carrara -si legge nel documento- impegna l'amministrazione a respingere con forza l'ipotesi della costruzione di qualsiasi impianto di termocombustione e incenerimento nel territorio della provincia perché significherebbe riportarlo irrimediabilmente indietro nel tempo, ma soprattutto perché in contrasto con una vocazione turistica impostata e sancita nella programmazione dell'ente locale, comunale e provinciale". In premessa al testo i consiglieri provinciali, oltre che la "forte vocazione turistica espressa dalle innumerevoli peculiarità ambientali, paesaggistiche e culturali, considerate le vere colonne dello sviluppo" del nostro territorio, ricordavano le "profonde lacerazioni determinate nel recente passato dalla presenza delle industrie chimiche pesanti, per le quali si sta procedendo ad una estenuante azione di bonifica". "Il territorio -prosegue il documento- risente ancora delle forti tensioni sociali determinate dalla storia dell'inceneritore Farmoplant e delle conseguenze di gravi incidenti che hanno causato una forte contrarietà della gente verso la convivenza con qualsivoglia impianto di termodistruzione". Per quanto riguardava il modello di rilancio territoriale si affermava "che le istituzioni, con l'appoggio della Regione e del Governo, hanno impostato le fasi del rilancio e di sviluppo occupazionali e sociali su un modello fondato sulla riconversione industriale tesa ad incrementare le piccole e medie imprese con minimo impatto ambientale”, essendo stata ormai "abbandonata l'idea del monopolio della grande industria" e avendo invece potuto constatare "che i presupposti dello sviluppo, già così impostati, hanno determinato segnali concreti di rilancio sociale e occupazionale, riproponendo una credibilità del territorio che con energia e dignità sta ricostruendo un suo futuro".
Ma questa chiara presa di posizione di 17 anni fa sulla presenza di qualsiasi impianto di termodistruzione a Massa-Carrara, viene adesso ingorata dalla stessa Provincia apuana, che nell'estate 2013, ha concesso un'autorizzazione per la realizzazione di un impianto a biomasse nell'area industriale di Novoleto, alle porte di Pontremoli, evitato grazie all'impegno della popolazione.
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