Sicurezza
In sedici (per ora) trattano la buonuscita
CARRARA. Nelle ultime settimane ai Nuovi cantieri apuania si sono registrate almeno sedici “uscite volontarie”. Si tratta di lavoratori che hanno accettato gli incentivi all’esodo offerti dall’azienda...
CARRARA. Nelle ultime settimane ai Nuovi cantieri apuania si sono registrate almeno sedici “uscite volontarie”. Si tratta di lavoratori che hanno accettato gli incentivi all’esodo offerti dall’azienda. E la cosa ha innescato una vera e propria querelle con chi è rimasto.
Tra loro ci sono anche i protagonisti di tante battaglie sindacali, operai che hanno sfilato più volte alla testa dei cortei per chiedere alle istituzioni di aiutare l’azienda a trovare nuove commesse (erano i tempi dell'accordo con Grimaldi, agli inizi degli anni 2000), di scongiurare la riconversione alla nautica (ventilata subito dopo) o da ultimo (e siamo già nel 2011) di salvare la fabbrica dalla chiusura.
Dipendenti “altamente sindacalizzati” come si dice in gergo e anche qualche ex rsu. Il fatto che tra i 16 dipendenti di Nca recentemente usciti dall’azienda previa accettazione della buonuscita offerta dalla proprietà ci siano anche “volti noti” delle vertenze storiche del cantiere, scalda ancora una volta il clima all’interno della fabbrica.
E così nei giorni scorsi si è scatenato un vero e proprio botta e risposta tra chi se n’è andato e chi è rimasto, con tanto di accuse di tradimento e frecciate dichiaratamente indirizzate ai sindacati. Secondo indiscrezioni, nell’arco dell’ultimo mese, almeno 16 lavoratori avrebbero accettato gli incentivi all’esodo offerti dal gruppo di Giovanni Costantino. Si tratterebbe di cifre importanti che la proprietà avrebbe corrisposto ai dipendenti giudicati “rinunciabili”: la trattativa sarebbe avvenuta in qualche caso senza la mediazione delle parti sociali. Sono solo indiscrezioni certo ma la "fuga dal cantiere" sarebbe diventata ormai una sorta di "segreto di Pulcinella" I fuoriusciti sono stati immediatamente tacciati di tradimento dai colleghi rimasti, anche alla luce del clima di tensione che continua ad aleggiare sulla fabbrica di Viale Colombo. «Chi come noi ha combattuto fino all'ultimo giorno di lavoro non può essere dipinto come carnefice o mercenario » hanno replicato gli ex dipendenti di Nca alcuni dei quali hanno interrotto un rapporto di lavoro che andava avanti da anni, anzi da decenni. Una scelta sicuramente non semplice, maturata anche dopo i ripetuti annunci sugli esuberi proferiti dalla proprietà. E visto che a fine 2016 “scadono” i vincoli sul mantenimento dei livelli occupazionali sanciti dall’accordo di programma, qualcuno avrà certo pensato che fosse preferibile salutare prima, con qualche soldo in tasca, invece di aspettare di essere cacciati a mani vuote.
Anche perché la proprietà non ha mai nascosto il giudizio negativo su parte del personale che, sottoposto ai corsi di formazioni organizzati internamente, sarebbe stato etichettato come non professionalmente adatto alle mansioni ricercate dalla nuova gestione del cantiere. Inutile dire che questo verdetto è stato a lungo oggetto di contestazioni. Così come la decisione, immediatamente successiva, di escludere alcune maestranze dall’attività produttiva, relegandole prima in sala mensa poi in un capannone della zona industriale.
Una battaglia lunga e faticosa che per qualcuno si è conclusa con un accordo per la buonuscita. Per altri, invece, gli sforzi per salvare il posto di lavoro sono destinati a continuare.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
