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Tutti i rifiuti al Cermec: aumento dei costi in vista

Tutti i rifiuti al Cermec: aumento dei costi in vista

Il sequestro dell’impianto della Costa su ordine della Procura fa sì che avvenga quel che è da anni previsto dal piano provinciale, ma che non è mai stato attuato

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AULLA. I rifiuti della Lunigiana dirottati al Cermec. Un provvedimento preso in seguito all'incendio che ha devastato una settimana fa l'impianto della ditta Costa, di Albiano Magra. Il sostituto procuratore che indaga sul rogo, Alessia Iacopini, ha infatti disposto il dissequestro parziale dei mezzi di trasporto, ma l'impianto rimane ancora inagibile. Per questo tutte le 5mila tonnellate di rifiuti provenienti dai comuni lunigianesi (che in tutto producono 18-20mila tonnellate annue di spazzatura), e che fino ad oggi venivano portate ad Albiano, adesso prenderanno la strada per Massa. Certo, un tragitto più lungo per i camion della Idealservice - cooperativa che in partnership con la Maris di Spezia gestisce il servizio di raccolta differenziata in tutti i comuni della Lunigiana -, soprattutto per quelli provenienti da Pontremoli che dovranno percorrere 60 chilometri, 40 in più, per portare i rifiuti a Massa.

Ma questo effetto collaterale del rogo è anche una specie di anticipazione di quello che dovrebbe essere il futuro della “politica” dei rifiuti a livello provinciale. Il conferimento dei rifiuti lunigianesi al Cermec è previsto dalla pianificazione dell'Ato: secondo la logica dei servizi pubblici integrati, nel territorio dovrebbe esserci un unico impianto che tratta rifiuti e, a Massa-Carrara, è stato individuato nel Cermec. Tutti i rifiuti della provincia, in altre parole, dovrebbero finire nell'impianto di via Dorsale, eppure la Lunigiana ha sempre risposto picche, continuando a conferire i rifiuti alla Costa. E questo con tutti gli svantaggi ambientali che ne conseguono.

Quello di Albiano è infatti un impianto per la produzione di combustibile derivato da rifiuti triturati ed è piazzato a una manciata di metri dalle case, in una zona dove il regolamento urbanistico concede a malapena i cassonetti della spazzatura. Il tutto con tanto di autorizzazione della Provincia che considera l'impianto un «miglioramento paesaggistico rispetto agli insediamenti circostanti». A renderlo noto, in passato, sono stati i cittadini, che nell'ultimo anno sono scesi in piazza almeno una volta alla settimana con tanto di tamburi, maschere, carri allegorici per dire che una ditta che tratta i rifiuti lì non ci poteva stare. L'impianto di produzione di "css" (combustibile solido secondario) non è infatti a norma dal punto di vista edilizio, perché il regolamento urbanistico vieta in quella zona l'insediamento di attività insalubri. Eppure, a dare l'ok alla realizzazione del progetto durante la conferenza provinciale dei rifiuti, nel 2003, furono proprio gli allora assessori comunali all'Ambiente e ai Lavori pubblici, Roberto Simoncini e Carlo Magrini. Una vicenda di cui si occupa anche alla Procura della Repubblica.

Si scoprirà poi che l'azienda non ha né il permesso a costruire, né il certificato di agibilità, né tanto meno il progetto di collaudo statico. Fosse solo questo: secondo il testo unico ambientale uscito nel 2006, tutti gli impianti come quello della Costa, dovevano dotarsi di una Aia (Autorizzazione integrata ambientale) entro il 2010. E invece la Costa non ne ha ancora una: si va avanti a colpi di proroghe per le autorizzazioni, caso unico in Toscana.

Senza dimenticare poi il re dei problemi: la collocazione dell'impianto a un passo dalle case. Non solo miasmi, rumori e polveri, il rischio è anche negli incendi. E infatti, di incendi in quell'impianto, ce ne sono stati tre dalla sua apertura nel 1997, quando la Costa era solo un sito di stoccaggio provvisorio di rifiuti non pericolosi, di cui due solo negli ultimi dieci mesi.

Anche dieci mesi fa i rifiuti vennero portati al Cermec; solo per una quindicina di giorni però e poi tornarono in Lunigiana. Il costo per lo smaltimento sarà di circa 140 euro a tonnellata, per un totale di circa 5mila tonnellate, che finiranno in un impianto, quello del Cermec, che attualmente gestisce circa 100mila tonnellate di rifiuto urbano l’anno.

Melania Carnevali

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