Italia
Vespe d’epoca, la truffa corre sul web
Denunciato il titolare di un’agenzia di pratiche d’auto di Massa. L’inchiesta è partita dal Piemonte
MASSA. La Vespa aveva quasi trent’anni. Un cimelio, una moto d’epoca che faceva gola a molti collezionisti. Sul web era in vendita a ottantamila euro, neppure tanto per l’effettivo valore di mercato. Peccato però che fosse un falso, una truffa bella e buona. Ma il giro di affari, che coinvolgeva tre persone tra il Piemonte e la città di Massa, è stato scoperto dalla polizia stradale di Vercelli. Sono stati denunciati il venditore del veicolo, un elettricista di Novara e un agente di pratiche auto della provincia apuana.
L’attività di “riciclaggio” si realizzava con l’abbinamento di carte di circolazione e certificati di rilevanza storica falsi a motoveicoli del tipo Piaggio Vespa prodotti negli anni Cinquanta e Sessanta di ignota provenienza, sui quali venivano poi riprodotti numeri di telaio di comodo relativi a motoveicoli radiati o demoliti da oltre 20 anni. E qui il massese diventava protagonista. Anche perché aveva messo su una vera e propria officina del falso. Ed era talmente bravo che i clienti abboccavano da tutta Italia.
I truffatori hanno approfittato di una falla nel sistema: fino agli anni Settanta non tutti i motoveicoli erano catalogati e registrati negli archivi del Pra, condizione questa conosciuta dal titolare dell’agenzia di pratiche auto, specializzata nella reimmatricolazione. Non solo: dove la gang non riusciva a procurarsi un documento d’epoca falso, trovava documenti di circolazione nuovi presentando agli uffici del Pra e della Motorizzazion false denunce di smarrimento e richieste di emissione duplicati. Infine li associavano a false targhe d’epoca, mettendo poi in vendita il tutto su internet. L’operazione, denominata “Vespaio", ha portato alla denuncia di tre persone, due uomini e una donna, accusati di falso e riciclaggio e con il sequestro di quattro motoveicoli del valore di centomila euro e di oltre 120 documenti di circolazione falsi.
Il titolare dell’agenzia di pratiche d’auto, abusiva secondo la stradale, era già finito nei guai un anno fa: gli agenti, in una inchiesta distinta a quella odierna, gli avevano contestato una vendita di pezzi di ricambio con il raggiro. E a casa sua avevano trovato davvero di tutto: timbri falsi del pubblico registro di varie città, un paio di manette e un bastone telescopico in dotazione alle forze dell’ordine, divise e berretti della polizia di stato. Non solo: nelle sue disponibilità c’era anche il tesserino di cui un carabiniere ha denunciato il furto. C’erano targhe e carte di circolazione false e c’erano pure un bel po’ di registri di immatricolazione della Motorizzazione, risalenti ai decenni compresi tra il 1930 e il 1980. Registri veri, verissimi tanto che la stessa Motorizzazione ne aveva denunciato la scomparsa.
Quella prima inchiesta non si è ancora conclusa e intanto tra capo e collo del quarantenne ecco che è arrivata pure questa tegola. L’ennesima denuncia complica la sua posizione. Anche se lui continua a sostenere di non aver fatto nulla di illegale.
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