Il Tirreno

«L’assassino di Marisa Morchi è ancora tra noi»

di Fabrizio Palagi
«L’assassino di Marisa Morchi è ancora tra noi»

La figlia e l’ex investigatore lanciano un altro appello per trovare nuovi elementi per far riaprire le indagini

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CASTELNUOVO MAGRA. «Si poteva fare di più. L'efferato omicidio di mia madre resta senza colpevole. L'assassino è ancora tra noi, ma le indagini non hanno dato l'esito sperato. Chi ha massacrato la mamma crede ormai di averla fatta franca, ma faremo l'impossibile per far riaprire l'inchiesta».

Le accorate parole di Marina Palma acquistano ancor più peso nel totale silenzio della gremita sala del Centro sociale di Molicciara, durante l'incontro pubblico voluto dalla famiglia di Marisa Morchi, la 77enne trucidata nella sua abitazione di via Palvotrisia la mattina del 14 marzo 2013. Un faccia a faccia con la popolazione, per lanciare un ultimo disperato appello: «Chi è in grado di fornire qualche dettaglio o anche minimo particolare di quella terribile giornata d'inizio primavera, si faccia avanti».

Accanto a Marina Palma, il sindaco attuale, Daniele Montebello e quello in carica nel periodo del tremendo fatto di sangue, Marzio Favini, subito accorso sul luogo del delitto per essere accanto alla figlia della vittima: entrambi presenti, i due amministatori, per portare il sostegno e la vicinanza di una comunità ancora alle prese con un caso che è approdato alle cronache nazionali, di fatto raccontato dagli inviati delle trasmissioni tv di «Chi l'ha visto?» e «Quarto grado».

«La nostra gente deve trovare fervore, non rassegnazione - ha sottolineato con forza il giovane sindaco Montebello - e quindi sforzarsi di aiutare per far riaprire le indagini». Stessa linea per Marzio Favini: «C'è ancora un feroce assassino in giro - ha detto l'ex primo cittadino - è c'è ancora desiderio di sapere chi ha ammazzato Marisa». La vittima: Marisa Morchi, una donna semplice e dalla vita trasparente, andata incontro a una morte orribile e assurda che, dopo quasi tre anni e mezzo, resta avvolta nel mistero.

E proprio per tentare di squarciare quel velo rosso sangue, Marina ha deciso di giocare quest'ultima carta: coinvolgere i concittadini, spronandoli a ricordare, invitandoli a non far cadere definitivamente nell'oblìo la mattanza al numero civico 37 di via Palvotrisia dove, in una modesta casetta a pianterreno, qualcuno uccise e poi infierì su una donna anziana, ma dall'aspetto ancora forte e giovanile, abituata da sempre a lavorare sodo per tirare su la figlia dopo essere rimasta vedova in giovane età.

Parole a effetto quelle scandite da Marina Palma, ma mai come quelle dal parente Luciano Susini, maresciallo maggiore in pensione dei carabinieri, secondo il quale «si poteva e si doveva fare di più prima di archiviare un caso tanto eclatante e cruento, la cui scena del crimine era talmente terribile da scuotere anche un tipo come me che, in anni di servizio, di cose terribili ne ha viste troppe».

Susini ha anche ricordato un altro fatto che in quei già drammatici giorni, scosse la comunità castelnovese, ossia quello relativo all'incursione notturna di ignoti all'interno della villetta dell'orrore, peraltro posta sotto sequestro investigativo dagli inquirenti e perciò con porte e finestre sigillate.

«Cosa si cercava, nottetempo, in una casa all'interno della quale gravava ancora l'odore del sangue e dei reagenti chimici usati dagli investigatori scientifici? - ha detto l'ex militare rivolgendosi alla platea - Non è stato portato via nulla, malgrado la casa sia stata rovistata, lasciando così impronte dappertutto. Chi era, o erano, questi individui? Quella incursione costrinse i Ris a tornare sulla scena del crimine e i carabinieri della stazione locale a controllare h24 la casa degli orrori. Ma nulla saltò fuori, anche se mi risulta che vennero rilevati reperti organici e una marea di impronte digitali e di scarpe. Poi un altro fattore, a mio modo di vedere, inquietante. Quando, parecchio tempo dopo, la casa venne dissequestrata e la famiglia di Marisa andò a prelevare cose e mobili, sotto il vetro di una finestra vennero trovati 150 euro in pezzi da 50. Come mai non sono stati scoperti prima? Poi l'arma del delitto, quasi certamente una roncola e, come si dice in dialetto, un pennato, mai trovata e mancante dal capanno degli attrezzi agricoli che la povera zia Marisa teneva nel retro, adiacente l'orto. Qualche dubbio mi attraversa, a questo punto, sul modo con cui sono state condotte le seppure lunghe e ripetute indagini. Infine l'archiviazione, avvenuta lo scorso febbraio che, a mio modo di vedere, rappresenta un insuccesso totale e inaccettabile. Siamo di fronte al classico "delitto perfetto" o ci troviamo a che fare con un criminale fortunato che lascia tracce ma riesce a restare nell'ombra? Secondo me, da vecchio investigatore, le indagini sono state indirizzate non bene, malgrado lo spiegamento di forze in campo. Chi ha massacrato la povera zia Marisa ne conosceva movimenti e abitudini e quindi sapeva come muoversi. Ancora una cosa: Marisa è morta non subito e quindi ha certo gridato: possibile che nessuno abbia sentito le sue urla?. Ultimissimo fattore: il simbolismo usato dall'assassino. Perchè quelle caramelle alla frutta disposte attorno al martoriato corpo? Cosa significa la foto di Marisa bambina lasciata sul cadavere? Perchè l'omicida le ha mozzato una mano quando era già morta? Un mare di elementi da approfondire e quindi noi non ci arrendiamo. Lanciamo un appello ai cittadini: sforzatevi a ricordare e fornite, anche in maniera anonima, ogni dettaglio. L'assassino è ancora tra noi, ricordiamocelo».

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