Il Tirreno

Dopo l'incendio è panico per le sostanze tossiche: blitz dei no Costa all’Arpat

Dopo l'incendio è panico per le sostanze tossiche: blitz dei no Costa all’Arpat

Momenti di tensione a Massa, arriva anche la polizia.
Intanto Podenzana revoca il divieto di consumo di ortaggi e pascolo di animali

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MASSA. Impianto sotto sequestro, inquirenti al lavoro per individuare le cause del rogo e ancora tante preoccupazioni per la salute pubblica derivanti dalle sostanze sprigionatesi dopo l’incendio.

Si inquadra in questo contesto il nuovo blitz degli albianesi anti Costa ieri mattina, sempre a Massa, ma questa volta presso la sede provinciale dell'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana. E come mercoledì mattina all'ufficio igiene dell'Asl, pur essendo stata la protesta degli anti Costa assolutamente pacifica, gli animi esasperati di chi ha dovuto subire il secondo incendio della ditta Costa in meno di dieci mesi hanno fatto sì che i dipendenti dell'Arpat chiamassero il 113, provocando l'intervento delle forze dell'ordine.

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«Si sono sentiti aggrediti - spiega Walter Moretti, uno dei laeder degli anti Costa - e non hanno compreso che noi vogliamo soltanto delucidazioni e chiarezza sulla gravissima faccenda del rogo di domenica scorsa. In particolare, su come è possibile che l'acqua usata dai Vigili del Fuoco per spegnere l'incendio sia rimasta nelle vasche di raccolta della pioggia della ditta. Per noi questo non è possibile e ne abbiamo parlato con il dottor Vignali e con la dottoressa Lotti, i quali si sono impegnati a mettere in campo ulteriori e più approfonditi accertamenti. Accertamenti che auspichiamo siano tempestivi anche per quanto concerne il deposito delle polveri del fumo sul suolo. Le aree individuate dall'Arpat sono quelle giuste, ma speriamo che le analisi sui campioni prelevati a terra siano le più celeri possibili, perché non possiamo aspettare davvero tre mesi in questa situazione», conclude Moretti.

Ricordiamo che in una nota l'Arpat ha fatto sapere che il proprio dipartimento di Massa, in accordo con il Comune di Aulla, ha effettuato i campionamenti previsti nella mattinata di mercoledì e che i risultati delle analisi di laboratorio saranno pubblicati non appena disponibili. I tempi tecnici per la loro effettuazione sarebbero di circa una decina di giorni. Quindi, chi ha un orto nell'area individuata dall'Arpat, il centro abitato di Albiano Magra in direzione di Stadano, deve ancora ben guardarsi dal mangiare pomodori e insalata, come prescrive un'ordinanza subito firmata dal sindaco di Aulla, Silvia Magnani.

Una limitazione che, invece, è stata tolta nel territorio vicino di Podenzana. Dove il sindaco Riccardo Varese, ha revocato l'ordinanza n. 8 emessa il 1° agosto scorso, che vietava di consumare frutta e verdura, il pascolo di animali e l'utilizzo di foraggi e cereali per alimentazione animale. Infatti, a causa della direzione presa dal vento, anche il territorio del Comune di Podenzana era stato investito domenica pomeriggio dal fumo nero, minaccioso e tossico, visto che a bruciare era plastica, la cui combustione può produrre diossina, prodotto dal rogo che ha colpito la ditta Costa ad Albiano Magra. Però, le zone maggiormente a rischio, in base alle rilevazioni dell'Arpat sono quelle del centro abitato di Albiano Magra in direzione di Stadano, quindi nel Comune di Aulla.

Di conseguenza, Varese ha deciso di revocare l'ordinanza per il proprio Comune. Pertanto, chi ha un orto nel Comune di Podenzana potrà tornare a mangiarne i prodotti con tranquillità, avendo, però, l'accortezza di lavarli accuratamente con acqua potabile corrente.

Gianluca Uberti

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