Sicurezza
L’Ugo Pisa rivive: a pulire il parco ci sono gli studenti
Gli universitari al lavoro con ramazza e guanti Hanno preparato la ex colonia per il Revolution Camp
All’accettazione Federica registra i nuovi arrivati e controlla le entrate. «Mi raccomando ragazzi mostrate il braccialetto». Ce ne sono di diversi colori e servono per capire fino a quando lo studente ha pagato il campeggio: rosso fino al 8 agosto, arancione fino a domani e così via. «È un modo per controllare chi entra - spiega Federica Marzilli, 20 anni, studente di Giurisprudenza a Siena - dal momento che qui possono entrare solo studenti medi e universitari».
È il Revolution camp, il più grande villaggio studentesco d’Italia organizzato dalla Rete degli studenti medi e dall’Unione degli universitari (Udu) e che quest’anno è stato realizzato all’interno del parco dell’Ugo Pisa, a Marina di Massa. Quasi un ritorno alle origini, come spiega Alberto Irone, 23 anni, ex coordinatore degli studenti medi e adesso studente di Scienze politiche all'università di Padova: «Questo tipo di villaggio - racconta - nasce dal post G8 di Genova, dalla voglia di massa politica, di collettività». Nel 2011 è stato ripreso dagli studenti e realizzato per la prima volta al Parco della Comasca, ai Ronchi: era il Rebelde camp. Poi il progetto è “emigrato” a Salerno e solo quest’anno è tornato in provincia, nell’Ugo Pisa, aprendosi anche alla cittadinanza. Il Revolution camp, infatti, è diventato anche un festival con un calendario di dibattiti e concerti (la maggior parte gratuiti) realizzato in collaborazione con il MetaRock di Pisa. Ieri sera è salito sul palco Max Gazzè, oggi tocca a Gemitaiz e domani ai I Tre allegri ragazzi morti. Nei giorni scorsi poi ci sono stati incontri su ambiente, diritti e lavoro, insieme a Susanna Camusso, segretaria Cgil, e al ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina. Tutto all’interno di un parco, che la città non ha mai usato: l’Ugo Pisa.
«Un posto fantastico ma completamente abbandonato», spiega uno degli organizzatori, Alessio Gallotta, 21 anni, studente di Scienze politica a Pisa: «Quando siamo arrivati abbiamo trovato l’erba incolta, alta anche 80 centimetri - racconta - Il parco era ricoperto di erbacce e arbusti ed era impossibile camminarci».
Sono stati loro, gli studenti, volontari, con il supporto dei vigili del fuoco e le direttive del Comune, a ripulirlo tutto. Hanno tagliato l’erba, gli arbusti, fatto i sentieri, recintato il perimetro del campeggio con reti di ferro che poi verranno rimosse. Poi hanno piazzato ovunque bidoni per la differenziata e ogni giorno puliscono, mantenendo il parco pulito come non lo è mai stato. «Chiariamoci: non era sporco - chiarisce Nicola Filippi, 18 anni, futuro studente di agraria a Pisa - Al massimo abbiamo trovato qualche bottiglia di plastica e di birra. Il problema è proprio che tutto il parco era completamente abbandonato a se stesso, nonostante possa essere un gioiello per questa città e nonostante, da quello che ci hanno detto, lo usino i cittadini per le passeggiate e il jogging». E pensare che quello dell’Ugo Pisa è uno dei parchi più grandi e belli del territorio, pieno di alberi e vista mare. Abbandonato, come se non esistesse. Adesso ha avuto un utilizzo.
L’area campeggio è stata divisa per regioni: Toscana, Veneto, Sicilia e così via. C’è anche un’area “europei” dal momento che da quest’anno il campeggio è diventato internazionale, con la presenza di alcune delegazioni di associazioni studentesche europee. Non solo: quest’anno la partecipazione è stata estesa anche a Arcigay Giovani e non è un caso che tra i dibattiti promossi ce ne sarà uno anche sulla nuova legge sulle unioni civili (6 agosto alle 15) a cui parteciperà anche la senatrice Monica Cirinnà, promotrice del ddl. Sono circa 400 gli studenti attualmente presenti nel villaggio. «Sono metà medi e metà universitari - spiega Gualtiero Cappelletti, 25 anni, studente di economia a Roma - Ci sono anche molti minorenni chiaramente ed è per questo che il campeggio è chiuso».
Il Revolution camp è iniziato il 27 luglio e durerà fino al 8 agosto. La sera ci sono concerti e djset e di giorno si va al mare e si studia. Ogni giorno infatti vengono promossi workshop e tavoli tematici sul mondo della scuola e della mobilitazione studentesca. Quasi tutti gli studenti campeggiatori sono “politicizzati” e arrivano da più o meno anni di militanza politica. E il villaggio è solo un altro modo per conoscere le varie realtà, approfondirle, unirsi in un unico percorso: «È aperto solo agli studenti - chiarisce Alberto Irone, di Padova - perché avevamo bisogno di qualcosa di tutto nostro, in cui poter riflettere e conoscerci».
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