La manifestazione
Cgil a Legambiente: filopadronali a chi?
La replica del sindacato agli ambientalisti: non accettiamo strumentalizzazioni sulla vicenda Sagro
CARRARA. «Filopadronali a chi?» La Cgil replica al duro attacco di Legambiente.
«Legambiente Carrara stravolge le nostre posizioni, ci offende e poi pretende pure di insegnarci il nostro mestiere - si legge nella replica del sindacato - Chi ci chiede di essere un sindacato di lotta per il rispetto delle prescrizioni ambientali dimentica per esempio che un nostro iscritto, poco tempo fa, è stato licenziato proprio perché accusato di aver sollecitato l'intervento degli enti di controllo e che i nostri lavoratori, con quelli della Uil e di Cobas marmo al loro fianco, hanno scioperato per sostenerlo tra la disattenzione e il silenzio di molti altri soggetti, politici, sindacali e associativi, compresa Legambiente Carrara».
«Per promuovere l'occupazione legata alla sistemazione del dissesto idrogeologico, allo sfruttamento delle energie rinnovabili e alla valorizzazione turistica e culturale dei territori, poi, la Cgil ha presentato una proposta di Piano per il lavoro nazionale e quella locale una piattaforma condivisa con Cisl e Uil che Legambiente potrebbe magari scegliere di sostenere - continua la nota - La sensazione che abbiamo è che ci sia davvero qualcuno che è rimasto prigioniero del clima di contrapposizione fra ambientalisti e sindacato generatosi (ormai trenta anni fa!) intorno al caso Farmoplant, solo che non siamo noi. Noi, proprio imparando qualcosa da quello scontro, che fece del male a tutti e che ci ha lasciato senza soluzioni, né per l'ambiente, né per il lavoro, abbiamo scelto di lavorare per costruire il futuro di questo territorio tenendo sempre insieme tutti gli interessi legittimi dei cittadini, che riguardino l'ambiente, il lavoro, la sicurezza o la qualità della vita.
« Con tutto il rispetto per chi si batte per la chiusura delle due cave del Sagro - prosegue la nota della Cgil - non ci pare che possa diventare quello il tema dei temi, a meno che non lo si voglia utilizzare strumentalmente per alimentare la convinzione che ogni cava è una minaccia. Tuttavia anche su questo, per amore di verità, vogliamo precisare alcune cose. Nessun soldo pubblico né tantomeno dei lavoratori sarà usato per risolvere i problemi di collegamento delle cave del Sagro. Le aziende interessate si pagheranno, come è ovvio, il tratto della nuova via di arroccamento da Morlungo fino a Canalbianco Alto che da dicembre in poi consentirà di continuare a portare i materiali a valle, una volta scaduti i termini dell'ordinanza che consente in via straordinaria il transito dei camion dai Paesi a Monte. A dicembre, tutti potremo verificare se l'accordo raggiunto tra istituzioni ed imprese terrà: noi stiamo agli impegni assunti e ci aspettiamo che non vengano chieste né concesse proroghe o deroghe ulteriori». «Con il Fondo Marmi- precisa il sindacato - precisa la Cgil - saranno finanziati invece i lavori di sistemazione della strada provinciale 73, necessari per la sicurezza dei camionisti, dei lavoratori e dei cittadini che la percorreranno, quando i collegamenti tra cave e valle torneranno alla normalità. Ci pare che si potrebbero sostenere le ragioni di chi legittimamente vorrebbe la chiusura di tutte le cave all'interno del perimetro del Parco- si chiude la nota del sindacato - anche rinunciando a diffondere falsità patenti, come nel caso del numero dei lavoratori coinvolti».
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