Il Tirreno

Erano della mafia, ora serviranno alla città

Si tratta di due appartamenti: uno per tamponare l’emergenza abitativa, l’altro per le vittime di violenza

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MARINA DI MASSA. Due appartamenti di circa 60 metri quadrati ciascuno erano stati sequestrati ad una cosca di matrice mafiosa nel 2015 con una sentenza della Cassazione, e lunedì l’assessore al Patrimonio, Giovanni Rutili, in rappresentanza di tutta l’amministrazione, è andato a Milano a farsi dare le chiave dei due immobili che da oggi sono di nuovo proprietà di Marina.

Due beni confiscati alla mafia tornano, dunque, a disposizione della città. Entrambi si trovano in via delle Pinete.

«Non saprei quantificare il valore immobiliare - ha commentato l’assessore - sono a circa 300 metri del mare, credo che il loro valore commerciale possa aggirarsi sui 250mila euro».

In ogni caso si tratta di una riappropriazione per la città e la cittadinanza perchè i due immobili, che si aggiungono ad un terzo appartamento tornato in mano all’amministrazione dopo un precedente dissequestro, saranno votati per finalità sociali a favore delle difficoltà della comunità. Serviranno per tamponare l’emergenza abitativa nel territorio. Non solo. Uno degli immobili potrà eventualmente essere destinato a nuova sede per aiutare chi è vittima di violenza di genere.

I due appartamenti, dunque, avranno una valenza e un rislvolto sociale dopo che i tentacoli della mafia se ne erano asserviti per i propri illeciti. Da un lato potranno aiutare a contenere la delicata problematica di persone indigenti che necessitano di un aiuto per procurarsi un tetto. Magari per situazioni di immediata emergenza quando gli interventi di routine dei servizi sociali non possono dare risposte in tempi stretti; nell’altro caso il tema della violenza di genere è particolarmente sentito sul territorio e una casa in più dove aiutare donne (ma anche uomini) che abbandonano il proprio tetto domestico, non potrà che risultare utile.

Questa “riassegnazione” dei beni confiscati alle cosche è adesso possibile grazie ad una legge nazionale, a lungo cercata, che permette di ridistribuire sul territorio gli immobili confiscati. A gestire il tutto c’è l’agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Anbsc.

«Come amministrazione durante la scorsa primavera - spiega ancora Rutili - abbiamo partecipato ad un avviso dove, semplificando il discorso, la Anbsc, ci ha chiesto se volevamo riprendere questi due appartamenti per destinarli ad attività sociali sul territorio».

Il Comune di Massa ha aderito, e lunedì Rutili è andato fino a Milano nella sede dell’agenzia per farsi consegnare le chiavi degl’ immobili. Nel corso dell’anno 2015, il consiglio direttivo dell’agenzia ha deliberato la destinazione di 3715 beni confiscati alle organizzazioni criminali lungo tutto lo stivale: 2.829 beni immobili, 253 aziende, 633 beni mobili. (g.r)

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