Sicurezza
La rabbia del paese: per quella nube ci sono stati malori
«Dopo l’incendio uomo è stato portato in ospedale dal 118» La denuncia: a una bimba sono spuntate chiazze nel petto
AULLA. Rabbia, rabbia e ancora rabbia. E non potrebbe essere altrimenti. Fortunatamente non c'è stato alcuno scontro fisico, ma l'esasperazione degli albianesi inferociti per l'ennesimo rogo alla ditta Costa ha rotto gli argini ieri mattina, facendo ancora irruzione presso il palazzo comunale di Aulla. Nel mirino il rogo di domenica «a causa del quale un cittadino extracomunitario, che risiede molto vicino alla ditta Costa, si sarebbe sentito male e avrebbe avuto bisogno dell'intervento di un mezzo del 118 domenica sera»: così hanno riferito ieri mattina durante la manifestaizone di un centinaio di albianesi davanti al municipio di Aulla. All’Asl risulta un accesso al Pet di Aulla per bruciori aglim occhi e nausea: l’uomo che ha fatto ricorso alle cure mediche ha avuto un giorno di referto.
Ieri c'era chi aveva cassette di frutta e verdura, a simboleggiare i prodotti dei propri orti che non potrà mangiare. Ma a inquietare di più erano dei resti dell'incendiopiovuti dal cielo domenica, raccolti nei campi attorno alla ditta Costa. Con Walter Moretti che brandiva il suo fido megafono, parlando di diossina e fibre di amianto, di amministratori incapaci e di impianto non autorizzato.
Una volta accomodatisi nella sala consiliare del municipio, partivano cori come "in galera in galera", "chiuso chiuso chiuso" e "vergogna vergogna". In questa atmosfera incandescente si è presentato il sindaco di Aulla, Silvia Magnani, che sintetizzava le ordinanza emesse, aggiungendo che i rifiuti indifferenziati, per ora, andranno al Cermec di Massa, prima di venire sovrastata dall'ira incontrollabile dei cittadini albianesi. «C'era l'acqua nell'impianto antincendio di Costa?» domandava uno, mentre un altro portava la cassetta con la frutta e la verdura fin quasi sotto il naso del sindaco urlando: «Costa deve andare via di lì!» «Parliamo di bambini, non di galline! È la salute dei bambini che conta» aggiungeva una mamma, alla quale faceva eco Moretti, che metteva sul banco degli imputati la giunta comunale per quanto accaduto: «Costa non ha l'agibilità, ma è ancora lì, mentre i nostri terreni sono compromessi. E con la diossina che potrebbe essersi sprigionata come la mettiamo?» «Come avete potuto assumere un principio di precauzione per frutta e verdura e non per le persone?» domandava in una atmosfera rovente una albianese. «Voi dovete bonificare, la chiusura non ci basta più» esclamava un'altra.
Si è verificato anche uno scontro feroce fra l'assessore comunale Nicola Anelli e l'altro leader della protesta, Roberto Cipriani, il quale parlava di disastro ambientale e citava il caso «di una bambina finita dal pediatra con delle chiazze al petto». Infine, di situazione insostenibile parlaba in conclusione, Silvia Magnani: «Comprendo la vostra rabbia, questo è un incubo che non possiamo continuare a sostenere per un impianto che non deve essere ubicato lì».(g.u.)
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