Il Tirreno

Un altro incendio devasta la ditta Costa Paura nube tossica

Un altro incendio devasta la ditta Costa Paura nube tossica

La sindaca di Aulla vieta l’utilizzo di frutta e ortaggi coltivati nella zona. Tensione e proteste fra gli abitanti

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ALBIANO MAGRA. Sono le 20 e 30 quando il fumo che si alza dal piazzale esterno della ditta Costa cambia colore: non è più nero, ma grigio. È il segno che i vigili del fuoco stanno vincendo la battaglia e, dopo un pomeriggio senza tregua, hanno domato le fiamme. Il loro lavoro proseguirà per tutta la notte, l’area dovrà essere bonificata, ma il fuoco è sconfitto.

Fa caldo, ieri pomeriggio, ad Albiano Magra. Sono le 15 e 30, chi non è in vacanza si riposa dopo pranzo. Poi, improvviso, quell’odore acre e il paese si ritrova, per la terza volta in pochi anni, con il terrore della “nube tossica”. Vanno a fuoco i rifiuti, nel piazzale esterno della ditta Costa: una colonna di fumo che si vede da chilometri di distanza. Le fiamme si propagano dall’area in cui si effettua la lavorazione di materiale plastico, investono imballaggi già pronti per le spedizioni in programma questa mattina, si estendono verso l’edificio. Il fuoco si divora migliaia di bottiglie di plastica e tantissima carta. Quante tonnellate di rifiuti siano andate in fiamme ancora non è accertato anche perché parte del materiale era già stato pressato, quindi il volume era stato notevolmente ridotto.

Non accertate le quantità di materiale a fuoco e non accertate le cause dell’incendio anche se su quella colonna di fumo, che si alza per un intero pomeriggio da Albiano, faranno luce le indagini, affidate ai carabinieri.

Di certo c’è che i cittadini che si coltivano il campo dovranno ben guardarsi dall’utilizzare pomodori e insalata dell’orto: il sindaco Silvia Magnani, dopo un sopralluogo con Asl e Arpat, con un’ordinanza urgente, vieta a chi vive nel centro di Aulla, Albiano, Stadano e Caprigliola di raccogliere frutta e ortaggi. Stesso divieto anche per il comune di Podenzana: secondo i tecnici, infatti, il cono di ricaduta, vale a dire l’area interessata dai possibili effetti dell’incendio, si estende anche lì. L’ordinanza che vieta la raccolta segue quella con cui nel pomeriggio, durante l’incendio, il primo cittadino aullese invita a non uscire in strada, a rimanere nelle proprie abitazioni: il timore è che, visto che stanno andando in fumo materiali plastici, nell’aria possano concentrarsi elevate quantità di diossina, sostanza tossica che si crea proprio durante la combustione di polimeri. Le famiglie che vivono vicino allo stabilimento vengono evacuate.

Un pomeriggio di cittadini “prigionieri” in casa, fiamme, fumo, sirene e mezzi dei vigili del fuoco che fanno la spola tra il fiume Magra per ricaricare le cisterne e la ditta dove continuano a bruciare i rifiuti. I cattivi odori raggiungono Barbarasco, dalle finestre di Aulla e di Podenzana, allibiti, i lunigianesi guardano una colonna nera alzarsi su Albiano.

Cosa abbia determinato l’incendio ancora non è accertato: ieri sera è stato sentito dai carabinieri Mauro Costa, titolare della ditta.

«In mattinata - racconta lo stesso Costa - sono passato dall’impianto e tutto era a posto. Nel primo pomeriggio - ricostruisce gli eventi - sono stato contattato dalla moglie di un dipendente che mi avvisava di quanto stava accadendo. Sono andate a fuoco bottiglie di plastica e carta, ma non siamo ancora in grado di definire le quantità totali di materiale in fiamme. Chiaro - aggiunge - che non potremmo trattare materiale plastico perché saranno necessari lavori, la parte restante dell’impianto è operativa». Nè gli inquirenti hanno (almeno così era fino a ieri sera) disposto il sequestro della ditta o del piazzale interessato dall’incendio.

L’accaduto ha scatenato la rabbia degli albianesi che da anni chiedono la chiusura dell’impianto, con tanto di manifestazioni di piazza. A farsi loro portavoce è Giada Moretti, vicesegretaria provinciale dei Giovani Democratici che ad Albiano vive: «Per tutto il pomeriggio - afferma Giada Moretti - non si è fatto altro che sentire il rumore delle sirene. Ci siamo trovati nuovamente chiusi all’interno delle nostre case, ancora una volta. Non avrebbe dovuto ripetersi questa sensazione. Non si può più rimandare, giocando allo scaricabarile, nascondendosi tutti le volte dietro un dito. È giunto il momento di prendere delle decisioni e adottare dei provvedimenti chiari, rapidi e che vadano a risolvere con precisione questa situazione. Non si può continuare ad attendere all’infinito, quando in ballo c’è la nostra salute». Una sintesi della paura e della preoccupazione: paura per quello che è accaduto ieri, paura per quelli che è rimasto oggi nell’aria.

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