Il Tirreno

Un impianto a biomasse ad Alteta con energia a “chilometro zero”

di Melania Carnevali

Progetto presentato in Comune dalla Electro System, l’impianto dovrebbe nascere in via Celia Casotti (Psi): non vogliamo altre ciminiere sotto casa. Cavazzuti (Rc): valutiamo l’impatto ambientale

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MASSA. Non solo camion e industrie. Polveri sottili e rumori infernali. Ad Alteta arriverà anche una centrale di produzione di energia a biomasse, cioè attraverso scarti di legno e di vgeetazione. Un impianto piccolo, in realtà, che nemmeno necessita - stando alla normativa nazionale - di un'autorizzazione per le emissioni in atmosfera né la Via (Valutazione di impatto ambientale), ma solo la Pas (Procedura abilitativa semplificata), ossia una semplice richiesta di inizio attività.

Le procedure da seguire per installare un impianto alimentato da fonti rinnovabili, infatti, sono state semplificate al massimo e questo ha portato alla realizzazione (nel territorio nazionale) di tante centraline a biomasse, i cui progetti non sono nemmeno mai passati dagli uffici ambientali degli enti locali. Il progetto giace adesso al Suap del Comune di Massa e a presentarlo è stata la Immobiliare 501 srl per conto della società affittuaria Electro System srl. Prevede la realizzazione di un impianto di cogenerazione (cioè per la produzione di energia elettrica e termica) in via Celia, in una zona artigianale al confine con Alteta e a un passo quindi dalle case. Nel progetto sono previste misure per «l'abbattimento degli inquinanti» in atmosfera. Il punto è che né la normativa nazionale né quella regionale stabiliscono limiti di emissione specifici per la categoria di impianto in questione. Cosa che potrebbe renderne difficile il monitoraggio. Per quanto riguarda l'impatto acustico, invece, saranno previsti silenziatori dei gas di scarico, antivibranti, ventilatori silenziati e altri dispositivi che dovrebbero ridurre al massimo il disagio.

Ecco il dettaglio del progetto. Nell'area interessata verrà realizzato, in una porzione, l'impianto di cogenerazione, in un'altra un sito di stoccaggio della biomassa. L'impianto servirà per la gassificazione della biomassa, ovvero la trasformazione del solido in syngas, un gas che - si legge nel progetto - «per quanto contraddistinto da un basso potere calorifico, una volta filtrato e depurato, può venire utilizzato per l'alimentazione di un motore endotermico valorizzando il potere calorifico della biomassa utilizzata e ottimizzando i costi della produzione di energia elettrica e termica». Il gas ottenuto dal processo viene quindi sottoposto a un processo di depurazione, filtraggio e deumidificazione e va a alimentare i due gruppi di cogenerazione con cui viene quindi prodotta energia elettrica e termica. È prevista la realizzazione di 800mila Kwh (netta 664 mila) di energia elettrica all'anno e 1.280.000 Kwh di energia termica, per un totale di 8mila ore di funzionamento dell'impianto all'anno e 8 camion al mese per il trasporto di biomassa.

Biomassa che - si legge nel progetto - sarà a chilometri zero, presa in un raggio di 70 chilometri dall'impianto. Ma cosa verrà bruciato nell'impianto? Il combustibile sarà per 30% vergine (cippato di legno o arundo donax) e per il 70% «sottoprodotti», ossia la parte biodegradabile dei prodotti e residui provenienti dall'agricoltura e dalle industrie connesse. In totale verranno bruciate 800 tonnellate di biomassa all'anno. La società garantisce che l'impianto comporterà dei vantaggi sia economici sia ambientali, come: la produzione di energia elettrica e termica da fonte rinnovabile, riduzione dell'emissione di Co2 nell'aria, energia fossile risparmiata.

Ma il progetto ha già fatto parlare in commissione comunale Ambiente. A sollevare il problema è stato il consigliere del Psi, Giancarlo Casotti, preoccupato per la mancanza di una preventiva valutazione delle emissioni in atmosfera. «Non vogliamo un'altra ciminiera sotto casa», ha detto. Preoccupazione a cui ha fatto eco anche il presidente della commissione, Nicola Cavazzuti, consigliere di Rifondazione comunista, che invece punta il dito sulla mancanza di una Valutazione di impatto ambientale. Il progetto infatti non è nemmeno passato dall'ufficio ambiente. Il vicesindaco e assessore all'ambiente, Uilian Berti, non ne conosceva nemmeno l'esistenza, come nemmeno Arpat o Asl. Però il progetto c'è e va avanti.

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