Sicurezza
Settis al “Dogliani”: le cave sono un bene della collettività
Il professore infiamma la platea di “Donna Anima e Corpo” parlando di ambiente e Costituzione. Ed elogia la Leverotti
CARRARA. Le cave di Carrara come l’Ilva di Taranto, la difesa della salate e dell’ambiente come bene primario e come interesse pubblico.
Il professor Salvatore Settis infiamma il folto pubblico della rassegna Donna Anima e Corpo nell’ultimo appuntamento della manifestazione culturale carrarese al Biscottificio Dogliani. Tanta tanta gente (presente in sala anche dell’assessora alla cultura Giovanna Bernardini) con il professore Salvatore Settis interrotto più volte da scrosci di applausi entusiastici. Il professore, toscano d'adozione, ex direttore della Scuola Normale di Pisa, è stato l'ospite della rassegna insieme a Maddalena Crippa, l'attrice che ha aperto la serata dando lettura dei brani omerici tratti dall'Odissea sul ritorno di Ulisse a Itaca, da Penelope.
A seguire, c'è stata l'intervista al professore condotta dalla giornalista Marta Matteini, il cui tema portante è stato un argomento molto caro al nostro territorio: il concetto di demanio. «Chi è il proprietario dei monti, dei corsi d'acqua, del mare? Si può comprare una spiaggia o una montagna?» chiede Salvatore Settis rivolgendosi alla platea. Il fenomeno di impoverimento economico che procede di pari passo con quello ambientale, anche a Carrara come ha energicamente fatto presente Margherita Dogliani in apertura della serata, ricordando di come nel nostro territorio il denaro non circoli più, le attività chiudano, le fabbriche siano costrette a licenziare e salute assieme a benessere ambientale rischino di essere profondamente compromessi, secondo il professore ha un antidoto nella nostra Costituzione, che se fosse conosciuta e se ne facesse un corretto uso, porterebbe a contrastare la speculazione operata dal mercato tiranno sulla nozione di demanio. Perché è la nostra Costituzione che sancisce che «ogni volta che l'interesse del singolo, del privato, si distanzia dall'interesse della collettività è quest'ultimo, l'interesse collettivo che deve prevalere», afferma Salvatore Settis.
È per questo motivo che la collettività dovrebbe svegliarsi, esorta lo studioso, per riconquistare i diritti che le appartengono e non cedere quindi a quei ricatti, a Taranto come a Carrara, per cui ad esempio, si deve accettare l'idea di rinunciare alla salute per conservare il posto di lavoro e facendo in questo modo un esplicito parallelo tra l'Ilva di Taranto e le cave a Carrara e ribadendo la necessità e il dovere di trovare un punto di equilibrio tra il diritto alla salute e il diritto al lavoro.
Secondo Settis è essenziale per impedire questo fenomeno, riuscire a fare rete: «Ci sono moltissime associazioni ambientaliste sparse sul territorio nazionale, ma non si è ancora capito il motivo per cui non riescano a collaborare, a portare avanti fianco a fianco la battaglia ambientalista: a Carrara devono combattere per le saline di Marsala così come a Marsala devono combattere e lottare per le cave di Carrara», sprona Settis.
Lo studioso ritiene comunque che gli strumenti e le risorse umane per portare avanti questa battaglia ci siano e cita tra tutti Franca Leverotti consigliere nazionale di Italia Nostra e referente del presidio Apuane del Gruppo di intervento giuridico (Grig) onlus la quale, afferma lo studioso, si sta battendo da tempo con un importante lavoro di ricerca e di comunicazione ma che purtroppo è rimasta ad oggi inascoltata dal mondo politico che preferisce altri interlocutori.
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