La protesta
«Regole sbagliate fateci sparare vicino ai paesi»
MASSA CARRARA. I cinghiali arrivano in città – nei mesi scorsi sono stati avvistati alla Rocca e nel giardino di villa Massoni a Massa– ; continuano a invadere campi e a danneggiare viti,...
MASSA CARRARA. I cinghiali arrivano in città – nei mesi scorsi sono stati avvistati alla Rocca e nel giardino di villa Massoni a Massa– ; continuano a invadere campi e a danneggiare viti, coltivazioni di ortaggi e frutta. Una convivenza difficile, da Zeri a Montignoso, che ha portato alla protesta dei coltivatori (vedi articolo sopra).
La Regione cerca di contrastare il proliferare dei cinghiali con un piano di abbattimento degli ungulati teso proprio a ridurre la presenza di questi bestioni nelle zone definite “non vocate”, quelle cioè in cui i cinghiali proprio non dovrebbero arrivare perchè – citiamo la legge “obiettivo” della Regione Toscana – incompatibile con attività antropiche e quindi la sua presenza deve essere ridotta al fine in primis di salvaguardare attività antropiche in particolare l'agricoltura.
Ma nella nostra Provincia c’è un problema in più. Lo dicono Romano Vianelli e Piero Buffa, due cacciatori iscritti al Cpa (una delle tante sigle della galassia venatoria) che si definiscono “Seguaci di Diana” e da tempo combattono una battaglia per una migliore definizione delle regole della caccia. «A Massa Carrara – dicono – c’è una pecca nella identificazione delle aree non vocate, dovuta a errate perimetrazioni fatte nel passato, vuoi per appunto per errori ed incompetenza, vuoi per favoritismi. In sostanza molte zone oggettivamente non vocate risultano ad oggi identificate come vocate e quindi con gestione non più tendente all'eradicazione dei cinghiali ma di tipo conservativa. Cioè alla riduzione ma non all’eliminazione degli ungulati. La logica conseguenza e che i danni alle coltivazioni ci saranno ma non potranno essere svolti interventi se non straordinari essendo la caccia in selezione destinati alle zone non vocate».
I due “seguaci di Diana” chiedono dunque – «e lo facciamo a nome di tanti altri cacciatori», rimarcano – la revisione delle perimetrazioni. «Altrimenti, sarebbe come aver dato ai pedoni la possibiltà di attraversare la strada senza prima vere fatto le strisce».
Buffa e Vianelli propongono che vengano classificate come zone non vocate anche le aree all'intorno dei paesi dove la gente si vede spesso distrutto l’orticello e non può neanche chiedere risarcimento.
Ma c’è dell’altro: «Lo scorso, anche su nostra pressione – sostengono i due – , la caccia al cinghiale nelle zone non vocate, fu vietata ai cacciatori in squadra . Vinse il buon senso: si è impedito che in quelle zone si ritrovassero decine e di decine di cacciatori con il rischio di spararsi addosso. Quest’anno, però, questa modifica al regolamento dell’Atc è stata annullata. Non è questo il modo di gestire la caccia».
Claudio Figaia
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