Il Tirreno

Marmo, il “mistero” degli incidenti

di Cinzia Chiappini
Marmo, il “mistero” degli incidenti

Figaia (Cisl): numero altissimo di morti ma inforntuni in calo, qualcosa non torna

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CARRARA. «Possibile che ad un numero così alto di morti corrisponda un calo degli infortuni?» È questa la domanda che si pone Andrea Figaia, segretario Cisl Toscana Nord riaprendo, a freddo, il dibattito sugli incidenti nel mondo del lapideo. La riflessione arriva a oltre tre mesi dall'ultimo doppio incidente mortale registrato alle cave, al termine di una lunga scia di sangue che si era aperta nell'agosto del 2015.

Dati Inail alla mano, considerati i trend sull’occupazione e confrontate le cifre dei territori limitrofi, il sindacalista ricorda i « 6 incidenti mortali avvenuti 8 mesi nel settore marmo di Massa Carrara», e ricorda che "parallelamente" la nostra provincia è passata in termini di infortuni «dai 108 registrati nel 2010 ai 60 del 2014». Figaia sottolinea di voler «valutare positivamente l'attività preventiva e di vigilanza degli organismi preposti e anche gli interventi formativi sui lavoratori a seguito della applicazione dei contenuti previsti nell'accordo Stato Regioni del 2011».

Però, aggiunge, i conti non tornano. Il segretario della Cisl osserva infatti che pur «in un contesto di sicurezza in miglioramento» nel comparto lapideo di Massa Carrara negli ultimi 8 mesi si sono verificati ben 6 incidenti mortali di cui 2 al piano e 4 al monte: di questi uno, provocato da una perlina di filo diamantato e tre dovuti a cadute o cedimenti delle bancate.

«Possibile che ad un numero così alto di morti corrisponda un calo degli infortuni ?» rilancia Figaia, che a mo’ di provocazione su cui riflettere dà «per scontato che le imprese abbiano continuato a presentare denuncia di infortunio con coerenza nel corso degli anni». Il segretario di Cisl non lo dice esplicitamente ma fa chiaramente intendere che la “forbice” tra incidenti mortali (in aumento) e infortuni (in diminuzione) potrebbe essere dovuta a una flessione delle denunce di questi ultimi, collegata anche alla sempre maggiore precarietà che caratterizza il mondo del lavoro tutto. «4 morti in cava su 1000 addetti sono pari a un tasso di mortalità dello 0,4%: si tratta di un dato decisamente inaccettabile e fuori da ogni logica visto che a livello nazionale la percentuale di mortalità dei lavoratori nel 2014 è stata dello 0,006%» sintetizza Figaia.

Non a caso, la Cisl Toscana Nord ha già presentato al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi un documento articolato dove vengono analizzate nel dettaglio le problematiche del settore lapideo: detto questo Figaia auspica che «l'arrivo degli ispettori inviati proprio dalla Regione tenga conto della esperienza di chi alle cave ci lavora da tempo» e ricorda che «a 62 anni non si può più lavorare in cava o in una segheria quindi la legge Fornero va cambiata».

Un tema, quest’ultimo che è già all’attenzione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro del Senato, che proprio sulla scia della raffica di incidenti mortali registrati tra il 2015 e il 2016 ha fatto visita a maggio alle cave di Carrara e ha avviato una serie di audizioni con istituzioni, sindacati e associazioni datoriali.

In questi giorni avrebbe dovuto essere ascoltata la Lega dei Cavatori, la neonata associazione dei lavoratori del settore: per questioni di calendario però l’appuntamento è stato rinviato a settembre.

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