Il Tirreno

«Hanno ucciso Andrea, condannateli a 10 anni»

«Hanno ucciso Andrea, condannateli a 10 anni»

La richiesta del pm Alessandra Conforti per la coppia di fidanzati spacciatori Ma la difesa non ci sta: cedevano piccole dosi, il giudice ne deve tenere conto

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Per il sostituto procuratore Alessandra Conforti sono entrambi responsabili della morte di Andrea Salvadori, l’uomo trovato senza vita all’interno della sua automobile, una Volkswagen Golf grigia, in un parcheggio a Marina di Massa. Il pm ha chiesto una condanna di dieci anni sia per Andrea Tesconi sia per la sua fidanzata Ilaria Donati. Il reato più grave è la quantità di stupefacente smerciata (i carabinieri hanno calcolato fino a 900 dosi cedute in poche settimane). Di diverso avviso il loro legale - l’avvocato Enzo Frediani - che, citando diverse sentenze della cassazione, ha invocato lo spaccio di minima quantità per i suoi assistiti: «Non riuscivano nemmeno a pagare le bollette, non sapevano come fare a mangiare senza l’aiuto dei genitori che gli facevano la spesa». Una pena più lieve se passerà la linea difensiva. Praticamente meno delle metà. Il giudice Fabrizio Garofalo, terminata discussione, si è preso tempo fino al 16 agosto. Un rinvio tecnico in vista delle controrepliche dell’accusa, dato che il legale della coppia di fidanzati ha spiegato che la suprema corte, proprio dal 2014, ha cominciato a distinguere i piccoli pusher dai grandi trafficanti. La sentenza è attesa proprio la mattina del giorno dopo Ferragosto. Nel frattempo Tesconi aspetterà il verdetto in cella (dove è stato rinchiuso dopo la morte del cliente), mentre Donati resterà ai domiciliari.

Salvadori era stato trovato senza vita il 16 giugno del 2014 nella sua Volkswagen Golf grigia, dietro la chiesa dei Servi di Maria. Nonostante il via vai di persone la vettura con il cadavere era rimasta lì due giorni senza che nessuno si accorgesse di nulla. Nell’abitacolo c’era una siringa sporca di sangue e una borsa da donna. Quest’ultima all’inizio sembrava la soluzione del caso, invece si era rivelata una falsa pista. O meglio la proprietaria aveva passato la notte insieme a Salvadori e a un altro uomo dando vita a una sorta di festino a base di sesso e cocaina. Il terzetto si era congedato la mattina seguente, però. E Andrea stava bene. Ma Salvadori non ne aveva abbastanza e quindi salutati i due amici aveva chiamato Tesconi (i due avevano contatti settimanali): la telefonata è stata l’ultima fatta con il suo cellulare. Era andato a casa del pusher e aveva acquistato l’eroina. In auto si era iniettato lo stupefacente in vena. Secondo il medico legale Maurizio Ratti era stata questa dose e non la cocaina a stroncargli la vita perché era tagliata male.

Per gli inquirenti Tesconi e Donati avevano un giro di affari impressionante. Poca droga per volta ma senza soluzione di continuità. Grammi venduti a ciclo ininterrotto a ragazzi che usufruivano perfino del divano della coppia per farsi. Anche perché lui (la mente) era ai domiciliari. Ilaria (il braccio), barista che nel frattempo aveva perso il lavoro, aveva il compito di portare i tossicodipendenti fino alla porta di casa. In due mesi di indagini i carabinieri del nucleo operativo hanno contato novecento dosi di eroina vendute ad altrettanti clienti. Di questi i militari ne hanno fermati e segnalati alla prefettura cinque, ultima una giovane operaia. E da qui era scattato l’arresto della coppia.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze