Il Tirreno

il processo

Morte di Irene, due super periti

Un infettivologo e un anatomo patologo per accertare le cause

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MASSA. Due “super consulenti” per stabilire in modo definitivo – almeno in sede giudiziaria – le cause della morte di Irene Del Monte, la dodicenne decedutaa il 10 febbraio del 2013 per quella che inizialmente sembrava solo una febbre. Si tratta di Gian Luigi Ravetti, direttore del dipartimento di Anatomia patologica al San Martino di Genova; e di Ferdinando Dodi. medico dirigente della clinica di malattie infettive dello stesso ospedale genovese. Li ha nominato il giudice Fabrizio Garofalo nell’udienza di tribunale che vede il pediatra Giorgio Biava (difeso dall’avvocato Adriano Martini) imputato di omicidio colposo per non avere visitato a domicilio, come avevano chiesto i genitori, la ragazzina.

La decisione del giudice di ricorrere a una super perizia – affidandola a un infettivologo e a un anatomo patologo – scaturisce dal fatto che nel corso del dibattimento, diversi altri esperti, chiamati come consulenti dalla difesa, dalle parti civili (la famiglia Del Monte è rappresentata dagli avvocati Francesco Persiani e Maria Grazia Menozzi), e dal pm (titolare dell’azione pernale è Rossella Soffio) avevano sostenuto tesi diverse sia sulle cause della morte di Jessica, sia sulla efficacia che una visita a domicilio avrebbe avuto nell’evitare il decesso.

Dopo il giuramento, i due esperti avranno a disposizione gli organi prelevati dal corpo senza vita della giovane per effettuare delle analisi approfondite. Questo allungherà i tempi del processo, ma è indispensabile per scoprire la verità.

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