Il Tirreno

«Il futuro del marmo? Arte e tecnica»

di Alessandra Vivoli
«Il futuro del marmo? Arte e tecnica»

La sfida dell’imprenditore Gualtiero Vanelli Lancia il lapideo ecosostenibile e il Nikki Beach

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CARRARA. Dall’asta alla Di Caprio fondation a Saint Tropez all’esperienza con i grandi artisti dell’arte contemporanea, fino alla nuova sfida imprenditoriale del Nikki Beach. L’imprenditore del marmo Gualtiero Vanelli si racconta.

Un imprenditore del marmo che utilizza il marmo, da sempre, in nuove e vincenti declinazioni. Ci può spiegare meglio la sua sfida vincente?

«La sfida è da sempre quella di trasformare una materia statica, seppur estremamente nobile e di una eleganza senza tempo come il marmo, in un oggetto dinamico, creativo e attuale, tutto questo attraverso l'utilizzo della tecnologia. Solo la tecnologia potrà portare l'industria del marmo nella contemporaneità, attivando un network di professionisti del settore che convoglia energia creativa e sapienza tecnica, in un ambiente aperto alla sperimentazione che investe costantemente nell'innovazione, nella ricerca e nella formazione. Nel nostro spazio espositivo presso Nikki Beach porteremo per esempio un macchinario in grado di realizzare seduta stante miniature personalizzate in marmo, dei veri e propri ritratti personalizzati degli ospiti del club. Il processo alla base del macchinario è quello di trasformare gli scarti della lavorazione delle varie componenti marmoree del Nikki Beach in polvere, per mezzo di un complesso sistema di scansione e stampa a 3D, nascosto all'ingresso del club. L'ottica di questa specifica modalità produttiva, che quotidianamente affrontiamo con l'azienda Marbizo, è anche quella di rendere la fruizione del marmo ecosostenibile e ancora una volta, attuale, non solo l'utilizzo, ma anche nell'etica stessa alla base della lavorazione».

Qual è secondo Lei il futuro del marmo di Carrara?

«Il marmo è già il futuro, lo è stato per ogni epoca storica che ci ha preceduti, così come lo sarà in quelle a venire, la particolare vicenda che traccia l'evolversi delle sue applicazioni ne è l'esempio. Con lo sviluppo della tecnica, la pietra eterna è stata di volta in volta lavorata e quindi utilizzata secondo le esigenze dell'uomo, anche rispondendo al gusto estetico del tempo. La mia principale preoccupazione per il futuro sta nel modo in cui tutti noi operatori del settore saremo in grado di trovare la maniera più appropriata di valorizzare al meglio questa risorsa. Servono investimenti mirati allo sviluppo tecnologico, per creare nuovi processi di trasformazione che diano costantemente rinnovata linfa vitale all' indotto dell'industria marmorea per il bene di tutto il territorio e della città di Carrara».

Qual è il suo rapporto con l'arte e con la tecnologia?

«Il mio rapporto con l'arte si costituisce prima di tutto come una passione primordiale, un'attitudine incondizionata alla bellezza e ai giochi intellettualistici propri dell'opera d'arte. Sono sempre stato affascinato dalla storia dell'arte e dei suoi protagonisti, così come mi incuriosiscono e sconvolgono le sperimentazioni contemporanee sin dai primi anni della mia formazione, un interesse che ho cercato di nutrire prima di tutto con lo studio e con l'esperienza diretta della creatività artistica. Questo mi ha permesso più volte di trarre ispirazione dall'opera d'arte o dallo stile di un determinato autore, per rendere il mio lavoro più interessante e ricercare quel valore aggiunto che solo la creatività può apportare. Di recente mi dedico con passione anche al collezionismo e al sostegno di progetti nei quali credo profondamente. Tramite le nostre gallerie d'arte di Parigi e a Pietrasanta cerco di presentare al mondo opere d'arte realizzate in marmo e create sul nostro territorio, nelle nostre piattaforme operative di Carrara e con l'aiuto dei nostri artigiani che custodiscono la secolare sapienza della lavorazione della nostra pietra. Questo percorso che affianca l'attività imprenditoriale mi ha portato nell'ultimo periodo a immaginare con sempre maggior convinzione un nuovo museo di arte contemporanea in Toscana. La tecnologia mi ha sempre affascinato, si tratta dell'ambito nel quale si concentrano le più interessanti spinte innovative che l'uomo possa percepire e sviluppare per migliorare la propria condizione e da anni la mia ricerca è volta a instaurare un legame sempre più fecondo tra essa e il mondo dell'arte. Robot City, il progetto che ho avviato nel 2014, è proprio il concretizzarsi di questo incontro, un luogo dove il marmo, grazie a sofisticati sistemi robotici in grado di riprodurre qualunque tipo di lavorazione meccanicamente, evitando il dispendio di materiale, viene plasmato in forme e tempi una volta anche solo impensabili».

Una nuova sfida, il Nikki beach. Cosa ci può dire in proposito?

«Più che una sfida Nikki Beach rappresenta per me e per il nostro territorio una grande occasione. Entrare a far parte di una famiglia imponente come quella del Nikki Beach, un brand di grande successo internazionale che porta la sua offerta di qualità in tutto il mondo, è per me un onore e per questo sono molto grato al mio socio Jack Penrod che ci ha dimostrato la fiducia necessaria per portare a compimento il progetto del primo Nikki Beach in Italia, proprio qui, nella nostra amata Versilia». «Un investimento sul territorio - conclude - che richiede però, prima di tutto, che siamo noi stessi a credere nelle nostre capacità: abitiamo una terra bellissima con una cucina straordinaria e un'offerta culturale d'eccezione, tutto questo merita una nuova risonanza internazionale, pari alle altre località marittime che ospitano Nikki Beach. Abbiamo assunto tanti giovani volenterosi, di profilo internazionale, che credono come me in questo progetto e che sono pronti a rapportarsi con la diversa clientela che visiterà il Beach Club e a farsi biglietto da visita in tutto il mondo della migliore ospitalità italiana - e toscana - di sempre».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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