Il Tirreno

Ecco il ticket anti furbetti

di Melania Carnevali
Ecco il ticket anti furbetti

Troppi accessi al Noa, l'Asl correi ai ripari: i casi non gravi pagheranno visite ed esami a prezzo intero

4 MINUTI DI LETTURA





MASSA. È già stato chiamato il ticket anti-furbetti e servirà, secondo la Regione, a evitare un uso improprio degli ospedali. Ossia, per dirla con le parole dell'assessora regionale alla Sanità, Stefania Saccardi, a evitare che i pazienti «usino il pronto soccorso per bypassare ticket e tempi di attesa di visite ed esami». Presto chi andrà al pronto soccorso e si vedrà assegnare il codice bianco dovrà pagare le visite specialistiche o esami al prezzo intero. Come una visita normale - negli ambulatori dell'Asl- e non più quindi il ticket ridotto, come sempre stato.

Una decisione presa dalla Regione per alleggerire i Pronto soccorso della Toscana, sempre presi d'assalto con attese spesso lunghissime. Nonostante le emergenze non siano molte. Non è solo un problema toscano, sia chiaro. Ma in Toscana la situazione è più critica che altrove. Il primato negativo va a Livorno, con quasi il 59% dei pazienti aspetta più dei 30 minuti fissati per convenzione; a Lucca, l'attesa supera la mezz'ora per un paziente su due e a Viareggio e Pisa (azienda ospedaliera) attesa prolungata anche per più del 49% dei pazienti. Questo succede (anche) perché - dice la Regione - gli accessi impropri sono molti e le attese si allungano all'infinito, inevitabilmente.

Basti pensare che al pronto soccorso dell'ospedale Apuane solo il 2% degli ingressi sono a codice rosso, cioè gravi, circa il 15% gialli e il 66% verdi. Il restante, quindi il 17%, sono codici bianchi o azzurri.«Capita anche- spiega il primario del pronto soccorso del viale Mattei, Alberto Conti- che nel triage il paziente venga valutato codice bianco e poi visitato una seconda volta esca con codice verde. Ma sono veramente rari i casi». Ad oggi il pronto soccorso funziona così: i codici rosso, giallo e verde non pagano nulla; i codici bianco e azzurro pagano il ticket del pronto soccorso (ad accezioni di alcune categorie considerate svantaggiate) più gli esami a un prezzo ridotto, il tutto con un tetto massimo di 70 euro. Questo, secondo la Regione, porta le persone a usare il pronto soccorso come alternativa alla medicina di base. Vanno, aspettano qualche ora, fanno la visita, pagano meno ed è fatta. Addio liste di attesa per una radiografia. La diagnosi è a portata di mano. Intanto, però, i pronto soccorso sono sempre più pieni. Da qui l'idea della Regione di far pagare gli esami, anche se non è ancora chiaro quanto costeranno. «Stiamo analizzando i dati degli accessi per formulare una politica precisa di ticket - ha fatto sapere l'assessora Saccardi a Il Tirreno - Quando una persona arriva in pronto soccorso e le viene assegnato un codice bianco riteniamo che debba pagare lo stesso ticket che verserebbe per l'esame o la visita che riceve se prenotasse la prestazione fuori dal circuito dell'emergenza. Non un ticket più alto, punitivo, ma almeno uguale».

Un'iniziativa però già contestata dalla Fp Cgil Massa-Carrara che anche lunedì scorso è scesa in piazza per protestare contro i tagli alla sanità pubblica, in particolare nel personale. Ma un altro punto è stato sollevato dal sindacato rosso: ossia i ritardi nella realizzazione delle Case della salute, previste dal piano sanitario regionale. Lavori in ritardo o mai partiti. Progetti iniziati e abortiti. Qualche finanziamento c'è e sono i soldi dell'accordo di programma del maggio 2013: 1,8 milioni per la sanità territoriale massese, per il distretto di via Bassa Tambura, 3 milioni per quello avenzino alla scuola Da Vinci. Ma di lavori in corso nemmeno l'ombra. Altri sono partiti e mai finiti. Eppure sarebbero proprio questi presidi sanitari i luoghi deputati a curare i malati cronici o lievi. È proprio qui che il paziente dovrebbe andare per le visite e gli esami in caso di non urgenza. «Prima di prendere queste decisioni - commenta la segretaria provinciale della Fp Cgil, Patrizia Bernieri - gli enti si dovrebbero impegnare a portare a termine il piano dei servizi territoriali. Dal momento che gli ospedali sono per acuti, sul territorio devono esserci altre strutture predisposte a curare i non acuti. Inoltre, se una persona si fa vedere, fa analisi e controlli, lo fa anche per prevenzione. Non si può pensare - chiosa - di escludere persone dalle cure solo perché non se lo possono permettere. Non può andare tutto sempre a discapito del paziente, a maggior ragione se la colpa dei ritardi è degli enti e non del cittadino».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa