Finanza
«Fatturato dimezzato, Nca non rispetta i piani»
Dati choc nel report di verifica dell’Autorità portuale su Italian Sea Group «Si dovevano raggiungere 100 milioni di euro, il gruppo si è fermato a 52»
CARRARA. The Italian Sea Group non ha rispettato gli impegni assunti con il piano industriale presentato a seguito dell’acquisizione di Nca avvenuta a fine 2012 con tanto di accordo di programma al Ministero dello Sviluppo. Secondo quel documento il fatturato per il 2015 avrebbe dovuto essere di 100 milioni di euro ma in realtà la produzione del cantiere si è fermata a 52 milioni di euro. Lo ha accertato l’Autorità Portuale nell’ambito della ricognizione sul piano industriale del gruppo chiesta a gran voce da sindacati e lavoratori, preoccupati per l’annuncio di 40 esuberi e per la mancanza di commesse.
La proprietà, nei giorni scorsi, è intervenuta con una serie di rassicurazioni sull’andamento del cantiere ma il report illustrato da Francesco Messineo al Comitato Portuale sembra confermare tutti i timori circolati nei mesi precedenti. La verifica compiuta dagli uffici dell’Autorità Portuale è stata piuttosto dettagliata e, annuncia il presidente, proseguirà nelle prossime settimane. Dalla ricognizione è emersa una discrepanza tra gli impegni assunti dal gruppo - messi nero su bianco nel piano industriale - e la realtà dell’andamento della produzione. Il dato macroscopico è la forbice tra il fatturato previsto per il 2015, pari a 100 milioni di euro e quello veramente realizzato che ammonta a poco più di 50 milioni di euro. Entrando nel dettaglio dei numeri, snocciolati dallo stesso presidente Messineo si scopre che da piano industriale Nca prevedeva di fatturare, nel 2015, circa 50 milioni dalla nautica e in particolare dalla costruzione dei megayacht; altri 11 milioni sarebbero dovuti arrivare dal refitting, ovvero interventi di manutenzione “ordinaria e straordinaria” su imbarcazioni già esistenti; infine la proprietà si era impegnata a proseguire nel segmento della navalmeccanica – quello della costruzione di “grandi navi” dunque la vocazione storica del cantiere – prevedendo nel piano industriale 37,5 milioni di euro da questa attività.
I numeri “reali” sono diversi. Partiamo dal dato positivo: l’obiettivo sulla nautica è stato pressoché centrato, con 48 milioni di euro entrati nel 2015 (su 50 milioni previsti) grazie ai megayacht. Anche il refitting non è andata malissimo: nonostante il fatturato sia stato di soli 3,5 milioni, circa un quarto di quanto annunciato, questa attività dopo un inizio lento ha registrato una crescita e l’azienda ha realizzato una serie di investimenti per attrezzare la banchina dedicata, cosa che lascia sperare in ulteriori progressi. Il problema vero è il segmento navalmeccanico che, a fronte di una previsione di 37,5 milioni ha fatturato zero. Per gli addetti ai lavori e chi ha seguito la vertenza del cantiere si tratta della classica scoperta dell’acqua calda. Sì perché già da mesi dipendenti e sindacati avevano segnalato il completo smantellamento della linea produttiva dedicata a questo comparto.
Messineo ha riferito che l’azienda ha giustificato questo risultato puntando il dito contro la concorrenza – insostenibile – dei paesi asiatici dove le spese di costruzione delle grandi navi sono decisamente inferiori per la mano d’opera a bassissimo costo. Un tema su cui il presidente dell’Autorità Portuale è stato netto: «Questo era noto da anni, ancor prima del 2012, quando la proprietà compilò il Piano industriale» ha tagliato corto.
Quanto poi alla richiesta di una “revisione” delle concessioni, sia essa relativa alla durata o al perimetro, sollevata a più riprese da sindacati e lavoratori, Messineo è stato altrettanto netto: «L’assegnazione delle concessioni è una nostra responsabilità. Noi però abbiamo agito al termine di un percorso, che si è snodato nel 2012 al ministero dello Sviluppo, in cui sono stati coinvolti governo, Invitalia, Regione, enti locali e sindacati. Se e quando ci sarà una revisione delle concessioni - questa sarà decisa in modo coordinato con tutti questi soggetti».
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