Il Tirreno

"Il porto di Carrara è troppo caro" e la nautica arranca

di Giulia Rafanelli
"Il porto di Carrara è troppo caro" e la nautica arranca

Tariffe troppo alte rispetto ai competitor secondo Cna. Il comparto però cresce grazie a presenze di spicco ma tanti capannoni sono ancora vuoti

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CARRARA. «Le tariffe per le operazioni di manovra al porto di Carrara sono troppo costose, per imbarcazioni sopra le 100 tonnellate i prezzi quintuplicano rispetto a quelli chiesti a Viareggio». Possiamo essere più specifici? possiamo far parlare i numeri? «Per una nave pesante (sopra le 100 tonnellate) al porto viareggino la tariffa per la stessa operazione in mare può aggirarsi intorno ai 1500, 2000 euro, qui, a Carrara, 10mila euro».

Carlo Alberto Tongiani, è un fiume in piena. Snocciola numeri ed esempi che per la sua attività a capo di un’associazione di categoria del comparto nautico conosce molto bene.

E molto bene sa e afferma che il tariffario proposto dalla società che gestisce il porto carrarino è uno dei deficit di cui soffre l’intero comparto dell’industria delle navi nel territorio. «Si, certo abbiamo delle convenzioni - spiega e si riferisce a chi opera e lavora sul territorio - ma vengono applicate solo per navi sotto le 100 tonnellate e anche in questo caso si tratta di agevolazioni minime rispetto a quelle che riservano altri porti». Anche in questo caso ci affidiamo ai numeri: «Dai 31 euro a tariffa piena sotto le 100 tonnellate, si passa a 65 euro a tonnellata sopra le 100. Se per le operazioni di varo e alaggio servono due gru i prezzi possono aumentano anche del 50%».

Come mai questo abisso nel tariffario? «Tra i nodi della questione, il fatto che al porto di Carrara vengono tarate (le tariffe) in base al peso dell’imbarcazione, a tonnellate quindi, non alla lunghezza». E per chi si confondesse tra pesi e misure, bene specificare che anche una barca da 25 metri può arrivare a pesare oltre le 100 tonnellate. I prezzi, dunque, sono il primo vero problema della questione “porto” cui si aggiunge l’altra questione, chiamiamola “sviluppo della cantieristica nautica a Carrara”. Sono due facce della stessa medaglia. La crisi del 2008 ha fatto perdere circa il 70 % della produzione, ha svuotato i capannon. Se interventi di manutenzione e refitting per imbarcazioni di medio piccole dimensioni sono stati l’ancora di salvezza di altre aree industriali nautiche, da quanto si può intuire qui sono troppo alti i prezzi. E così i cantieri restano vuoti. Ma ancor peggio, si rischia di frenare un cuore pulsante, quello dei cantieri già presenti, che al contrario hanno progetti ambiziosi, alcuni di stampo internazionale. A Carrara ad esempio, si producono yatch da 50 metri. Sono firmati Effebi, un colosso della diportistica che siglerà anche la costruzione del primo drone marino al mondo. E a Carrara potrebbe arrivare un’importante società di navi da regata. «Sarebbe un fiore all’occhiello per la nostra industria del mare - ha commentato Tongiani - che però rivela anche che quella società si sta guardando intorno, non è detto, insomma, che sceglierà Carrara per mettere radici. Anche perché a Carrara manca il travel lift. Un problema noto e discusso da anni. Un hadicap per le manovre di alaggio e varo, che si riescono a fare comunque ma a costi eccessivi e con difficoltà.

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Eppure, eppure il territorio apuano avrebbe tutto per essere un competitor insidioso di porti commerciali come Genova che oggi guadagna della non competitività di Carrara.

Cosa ha Carrara. Tre zone industriali, della viabilità adatta, (quella creata per la Nuovo Pignone), un ponte autostradale alto a sufficienza per il passaggio delle navi (12 metri), un porto che potrebbe permettere le manovre. Siamo in presenza di un paradosso, tra quello che il comparto apuano della nautica potrebbe fare e quello che riesce a fare.

La realtà è che nell’area industriale carrarina e massese, ci sono tanti capannoni navali. Ma in molti casi, dietro la loro porta le navi non ci sono.

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