Il Tirreno

Candia, la sicurezza la paga la Ue

Candia, la sicurezza la paga la Ue

Soldi pubblici per ripristinare le aree trascurate dai privati. Il M5S polemizza

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MASSA. È legittimo usare soldi pubblici per interventi in area privata, anche se il fine poi è pubblico? È legittimo usare finanziamenti europei per pagare danni provocati (forse) anche dai privati? Secondo il vicesindaco e assessore ai lavori pubblici Uilian Berti, sì, se si parla del Candia. In particolare se si parla del maxi-progetto di messa in sicurezza della zona, previsto dal protocollo d'intesa sottoscritto dall'ente insieme a Consorzio di bonifica, produttori della Strada del vino e Coldiretti. Si tratta di interventi per un valore di oltre 13 milioni di euro, che dovrebbe stanziare la Regione attraverso fondi europei, e che porterebbero - finalmente - alla messa in sicurezza del Candia, territorio già fragile, messo in ginocchio da due frane, nel 2010 e nel 2012.

«Il punto chiave di questo progetto - spiega Berti in commissione Ambiente - è proprio il fatto che si possa intervenire in aree private, in un progetto unico e omogeneo. Perché è inutile intervenire nel pubblico se le aree private sono ancora a rischio». Il punto è proprio questo: alcuni privati non hanno mai ripristinato il terreno dopo le frane. Durante la prima, del 2010, le aziende coinvolte furono 53 con un danno complessivo stimato di 881 mila euro. Il contributo stanziato in base alla legge 102 del 2001 fu però di appena 352 mila euro, circa quindi il 40%. Ma andò peggio nel 2012, quando le aziende interessate furono leggermente inferiori rispetto al 2010 ma con danni decisamente maggiori: oltre 3.6 milioni di euro, con un sostegno al ripristino però pari a poco più di 800mila euro, il 18% del totale. E così il Candia rimase a lungo a bollino rosso.

Il Comune provò anche con ordinanze che obbligava i proprietari a ripristinare i terreni. Alcuni lo hanno fatto e, ad oggi, quasi il 60% dei terreni che i privati dovevano ripristinare ha ripreso il vecchio profilo.Ma gli altri non sono mai riusciti a farlo. Adesso il protocollo prevede che sarà il pubblico (in questo caso il Consorzio) a intervenire. Aspetto che ha fatto storcere il naso in commissione Ambiente.«Ma poniamo che un proprietario abbia causato la frana per aver fatto terrazzamenti male - commenta la consigliera Cinque Stelle, Luana Mencarelli - È giusto che sia il pubblico a metterci i soldi?». Secondo il vicesindaco non c'è altra via di uscita.«Posto che alcuni terrazzamenti risalgono all'Ottocento - chiosa - dopo le ordinanze di ripristino è capitato che i proprietari venissero e ci dicessero "vi regalo il terreno", perché magari costava più la messa in sicurezza che il terreno stesso».

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