Il Tirreno

Una nuova antenna per i paesi montani a Resceto

Lo prevede il nuovo piano della telefonia. Tra le novità anche una terza centralina per il monitoraggio

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MASSA. Non sarà assicurata la copertura per le case isolate, ma per l'intera valle di Renara sì. Basta telefoni muti e persone irraggiungibili: a Resceto verrà installata un'antenna di telefonia. E questo significa che presto i cellulari squilleranno in tutti i paesi montani di Massa, per la gioia dei residenti.

È previsto dal nuovo piano delle antenne (ogni anno va aggiornato) che domani arriverà in commissione Ambiente per l’approvazione finale, insieme al nuovo regolamento per la telefonia (questo prevede solo un adeguamento della normativa a quella nazionale). All'inizio del 2015 il Comune aveva infatti aggiornato insieme alla Polab il piano delle antenne con l'obiettivo di creare una copertura su tutto il territorio comunale (come d'altronde previsto sia dalla normativa nazionale sia da quella comunitaria) e evitare l'installazione selvaggia di antenne. Funziona così: il Comune individua le aree, le società presentano un piano di sviluppo, che passa al vaglio di Arpat e Asl. Se approvato la compagnia può installare l'antenna in una delle zone previste dal piano, che quindi la Polab ha stabilito essere "sicure". Tra queste c'era appunto Resceto, precisamente il parcheggio da cui parte poi la via Vandelli. Nel piano delle antenne è previsto che Telecom "delocalizzi" il suo impianto provvisorio di via Fescione a, appunto, Resceto. Tra le novità annunciate in commissione Ambiente anche l'arrivo di una nuova centralina mobile per il monitoraggio dell'inquinamento elettromagnetico. Sarà attiva da settembre e a quel punto saranno tre quelle presenti sul territorio comunale. Sarà, anche questa, mobile; in altre parole si muoverà in base alle richieste e alle emergenze. Un aspetto che ha fatto discutere in commissione Ambiente. Il consigliere arancione, Andrea Ofretti, ha preso infatti apertamente posizione contro. «Incassiamo parecchi soldi dagli operatori per le antenne e i cittadini hanno diritto che questi soldi vengano utilizzati per la loro tutela», accusa il consigliere, che aggiunge: «Una centralina mobile non garantirà mai un monitoraggio continuo e preciso di un'area. Sono necessarie quelle fisse. Siamo sempre molto attenti all'inquinamento delle polveri sottili, ma incuranti del più pericoloso inquinamento elettromagnetico: le polveri si vedono, le onde no». In sintonia con Ofretti c'è Agostino Incoronato, dell'Udc, il quale chiede di conoscere la spesa del Comune «per la tutela dei cittadini dall'inquinamento elettromagnetico» e la butta sul paragone con il marmo: «E' un po' - dice - come con la tassa marmi: sappiamo quanto incassiamo, ma quanto spendiamo effettivamente per i danni provocati dall'estrazione, come ad esempio le strade, le polveri e via dicendo?». Il punto è che, l'alternativa all'antenna mobile, è, appunto, solo quella fissa. E secondo il presidente della commissione Ambiente, Nicola Cavazzuti (Rifondazione comunista) «servirebbe una centralina per ogni antenna, dal momento con ogni apparecchio capta le frequenze di un'unica antenna». Con quelle mobili, invece, «si garantisce una copertura totale nel territorio proprio perché permette di spostarla dove necessario. Inoltre - continua - una volta posizionata fa un monitoraggio proprio come se fosse fissa, h24».

Melania Carnevali

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