Il Tirreno

Sagro, chiesto alla Procura il sequestro delle cave

di Melania Carnevali
Sagro, chiesto alla Procura il sequestro delle cave

L’associazione ambientalista Grig si appella alla magistratura e scrive all’Ue: "La nuova strada verrà realizzata in aree protette dalla comunità europea"

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CARRARA. Non solo blocco dell'attività estrattiva, ma sequestro preventivo di entrambe le cave: la Castelbaito Fratteta e Vittoria, nel comune di Fivizzano. È la richiesta che l’associazione ambientalista Grig (Gruppo d'intervento giuridico) rivolge alla Procura di Massa, in seguito alla denuncia di illeciti ambientali nelle due cave. La denuncia è stata presentata nei giorni scorsi sotto forma di video, in cui si vedono una ruspa e un camion gettare detriti nei ravaneti all’altezza delle due cave lunigianesi. E non solo. Si vede anche una delle due cave, la Castelbaito Fratteta, a lavoro nonostante il Parco ne abbia sospeso l’attività da nove mesi.

Il gruppo ecologista chiede adesso alla magistratura di sequestrare le due cave e «una specifica richiesta di informazioni ambientali». L'associazione rende noto di aver coinvolto anche i Ministeri dell’Ambiente («organi centrali e direzioni generali delle valutazioni ambientali e per la protezione della natura», dice) e dei Beni e Attività culturali («organi centrali e Soprintendenza per belle Arti e Paesaggio di Lucca), la Regione Toscana, il Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, l’Arpat, i Carabinieri del Noe, la Guardia di finanza, il Corpo forestale dello Stato. «Informati per opportuna conoscenza - si legge in una nota la Commissione europea e la Commissione “petizioni” del Parlamento europeo».

Come noto, entrambe le cave dovrebbero essere ferme. Questo perché dal monte Sagro e dal monte Borla, dove sono situate, non ci sono strade percorribili dai camion per lo smaltimento dei detriti, i quali però non possono rimanere - secondo le direttive di Arpat - in cava. Sta di fatto che per mesi, se non anni, le società del marmo hanno continuato a scavare lasciando il detrito al monte. Per questo è nato anche un protocollo di intesa che vede come enti firmatari: la Provincia di Massa-Carrara (promotrice del protocollo), i Comuni di Carrara e Fivizzano e il Parco delle Alpi Apuane. Il documento prevede la realizzazione di una nuova mini-strada dei marmi che da Campocecina porti a Torano e poi da lì alla Strada dei marmi. Quella strada però fa notare (anche) il Grig dovrebbe attraversare zone che fanno parte del parco naturale regionale delle Alpi Apuane e rientrano in aree Sic (siti di importanza comunitaria e zone di protezione speciale) della Rete europea Natura 2000 «con la presenza di rari endemismi vegetali», spiegano.

Una battaglia ambientalista, quella del Grig, iniziata da tempo. L’associazione infatti ha già presentato in passato diversi esposti in Procura in merito all'inquinamento dei corsi d'acqua da marmettola, lo scarto di lavorazione del marmo che invece di essere stoccato e portato in discarica viene spesso abbandonato nei piazzali di cava per finire poi giù, con la pioggia, nei corsi d'acqua. «La profonda ignavia che ha contraddistinto le amministrazioni comunali titolari degli agri marmiferi delle Apuane, recentemente è sembrata finalmente affievolirsi - commenta il Grig -: la Cava Valsora, dopo il diniego conclusivo della procedura di valutazione di impatto ambientale deve chiudere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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