Sicurezza
Noa preso d’assalto: «È emergenza anziani»
Il primario del pronto soccorso spiega: mai avuti così tanti casi di disidratazione Una situazione preoccupante che rischia di sfociare in una crisi sanitaria
CARRARA. Code all'accettazione, panchine tutte occupate, e tanti aspettano in piedi fuori dalla sala d'attesa. Il pronto soccorso dell'ospedale apuano è letteralmente preso d'assalto. Tanti, i pazienti, forse fin troppi. Anche contemplando l'aumento di popolazione dovuto ai flussi turistici, la folla di persone al Noa è quasi allarmante. E un allarme c'è.
Lo lancia lo stesso primario del pronto soccorso, il dottore Alberto Conti: «Non avevamo mai avuto tanti casi di anziani disidratati come quest'anno» - rivela.
Non era un’impressione, dunque, che nell'ultimo periodo fossero anomali i numeri dei pazienti in attesa di essere visitati.
Conti lo dice senza girarci intorno: «Dall'inizio dell'estate registriamo un incremento del 40% di pazienti, di questa percentuale il 30% è dovuta alla presenza di turisti e alla tipica sintomatologia di stagione, bronchiti, assolazioni, colpi di sole, ma una percentuale sostanziale che ha fatto aumentare gli accessi al Noa rispetto all'anno scorso è per i tanti casi di pazienti disidratati che ci troviamo a curare».
Non passa giorno, infatti, che i medici del pronto soccorso non debbano prestare cure a persone anziane che lamentano i classici sintomi della sindrome disidratazione.
Una patologia seria, di cui risentono soprattutto i reni che a causa della poca idratazione dell'organismo non ricevono la giusta pressione. E così compaiono sintomi come cali di pressione, vertigini, spossatezza oltre che assenza di sudorazione.
E se da un lato è un "disturbo" fisiologico considerando il periodo estivo e le alte temperature, quello che dice tra le righe il primario del pronto soccorso è ben diverso, va oltre. Sostiene che l'incremento di pazienti in là con l'età disidratati è un campanello d'allarme da non sottovalutare. Il rischio che si possa trattare di un’emergenza sanitaria c’è.
Viene alla mente la crisi che afflisse la Francia nel 2003 quando l'ondata di caldo anomalo lasciò alle spalle una scia di decessi mai registrati prima. Morti che potevano essere evitate: la disidratazione si combatte con l'idratazione, bevendo più di quanto siamo abituati, insomma.
Il paragone con il dramma già vissuto dai cugini d'oltralpe tredici anni fa (oltre 15 mila i decessi), non è affatto allarmistico.
E' lo stesso primario del reparto a ricordarci di tener presenti le possibili conseguenze della situazione di cui è testimone e che altro non è che uno spaccato di quanto accade in molti ospedali italiani.
Dottore cosa sbagliamo, dunque? «Beviamo troppo poco. Se i giovani sopperiscono con la sudorazione che reidrata il corpo, le persone anziane, come è noto, perdono il senso della sete ed è sbagliato credere che sia sufficiente dare loro da bere un bicchiere d'acqua, perché spesso si parla di persone non autosufficienti, il nostro corpo ha bisogno da uno a due litri d'acqua al giorno e diventa una necessità nella fase della vecchiaia».
Da quanto si apprende dall'analisi e dalle preoccupazioni del primario è che quando si vengono a creare situazioni di allarme come quella che effettivamente si sta delineando sul territorio apuano, le cause spesso vanno ricercate anche nei cambiamenti delle dinamiche sociali e familiari.
Sempre più persone anziane si ritrovano a vivere da sole, magari con i figli lontani, assistite per ristrette fasce orarie nella giornata.
E questa è una situazione che risente anche delle innumerevoli rinunce cui sono stati sottoposti il sociale e la sanità negli ultimi anni: dalla punta dell'iceberg fino ai tagli delle amministrazioni locali.
Anche le rsa si trovano in situazioni di difficoltà assistenziale. «Vengono da noi - spiega Conti - molti anziani che vivono da soli ma anche ospiti di case di cura. Tutti per lo stesso problema di disidratazione cronica».
«Serve massima attenzione - riprende - spesso è necessario anticipare i bisogni e le necessità dell'anziano». In questo consiste, a ben vedere, la capacità di gestione delle fasce più deboli.
Dottore cosa raccomanda? «Di non prendere sotto gamba questa emergenza. Quello che accadde in Francia lo ricordiamo tutti molto bene, non possiamo rischiare. Dobbiamo stare attenti e ovviamente bere tanta acqua, non serve molto di più».
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