Il dolore
«Guai ad una città senza un teatro»
Il grido di dolore di TeresaTelara e Franco Rossi dal palco del Dogliani per l’attesa infinita di un palcoscenico pubblico
CARRARA. «Guai a una città senza teatri, è un grave danno alla collettività». Lo ha detto Teresa Telara: figura femminile poliedrica, imprenditrice con un trascorso importante da attrice di teatro e con un passato impegno politico nella sua città, Carrara. Il penultimo appuntamento della rassegna Donna Anima e Corpo a cura di Margherita Dogliani, ha visto infatti tornare in scena in una vibrante lettura, l'imprenditrice carrarese, insieme all'attore romano Massimo Verdastro, con un testo, premio Sipario 2012, dell'autore apuano Franco Rossi. Di fronte a una platea numerosa dopo la lettura del testo molto coinvolgente che grazie all'interpretazione magistrale dei due attori ha tenuto lo spettatore incollato alla scena, con il fiato sospeso, battuta dopo battuta, i tre artisti si sono confrontati e hanno parlato di teatro.
«"L'ho fatto per amore verso il teatro- ha detto Teresa Telara riferendosi alla sua esibizione in pubblico dopo aver trascorso molto tempo lontano dalla scena- il teatro è una delle arti più antiche; ed è importante sia per l'attore sia per lo spettatore che ci sia un'educazione, una consuetudine al teatro: il rito collettivo del teatro è fondamentale», ha proseguito poi. Anche Franco Rossi che ha scritto "I Funerali di Togliatti", il testo drammatico che ha letteralmente conquistato la platea, raccogliendo per questo un applauso particolarmente sentito una volta raggiunti gli attori sul palco, ha convenuto sull'importanza di avere dei luoghi dove fare teatro: «Da noi i teatri sono stati chiusi per molto tempo: il Guglielmi è stato chiuso per molti anni e gli Animosi sono chiusi ancora adesso e allora i luoghi dove fare teatro ce li siamo creati» dice Franco riferendosi al Festival teatrale Cantieri Aperti che si svolge nella frazione di Massa di Borgo del Ponte e da lui ideato. «Un Festival che coinvolge gli abitanti del quartiere-racconta ancora l'autore- perché facciamo teatro nei cortili delle case chiedendo al quartiere non solo di ospitare lo spettacolo ma di accudire gli attori, di farli fermare con delle cene, ospitandoli. E il quartiere piano piano ha cominciato a divertirsi e a proporre». Anche Massimo Verdastro, importante attore romano con una lunga carriera alle spalle, che ha incantato la scena dimostrando una straordinaria maestria nel rendere la profonda drammaticità del monologo ferendola di un'ironia graffiante, ha partecipato al Festival massese in passato: «Prima di tutto sono meravigliato di trovare un pubblico così numeroso-ha affermato, congratulandosi poi con i presenti- sono ammirato dalla realtà di questa sera».
Francesca Vatteroni
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