Il dolore
Cave, chiuse le indagini
Nel mirino della magistratura dodici società del marmo di Massa e Carrara
CARRARA. Oltre un anno di indagini. Dodici cave passate al setaccio. Sopralluoghi, rilievi aerei, analisi. Una carrellata di reati e un numero di indagati che è destinato a crescere. È chiusa la maxi inchiesta sugli illeciti ambientali alle cave, portata avanti dalla Procura di Massa in sinergia con la Guardia forestale, in cui per il momento risultano indagate tredici persone del mondo del marmo per reati che vanno da quelli in materia di rifiuti a quelli di natura paesaggistica. Una partita però che, di fatto, non è ancora terminata.
Nei giorni scorsi, infatti, un gruppo di ambientalisti ha consegnato alla Guardia forestale (oltreché a Arpat e alle guardie del Parco Alpi Apuane) un video in cui si vedono un camion e una ruspa gettare detriti del marmo nei ravaneti. È successo venerdì scorso all’altezza delle cave Castelbaito Fratteta e Vittoria, situate nel monte Sagro e nel mondo Borla, a Fivizzano. Due cave che dovrebbero essere ferme; il Parco ha bloccato infatti l’attività estrattiva perché al momento non ci sono strade percorribili dai mezzi pesanti per smaltire i detriti. E Arpat, invece, imponeva proprio che i detriti venissero smaltiti. Sta di fatto che, nel video, si vede anche una delle due cave a lavoro, nonostante appunto il divieto. Il video è diventato adesso materiale di denuncia. La Guardia forestale lo ha già visionato e ha fatto sapere che adesso potrebbe aprirsi un nuovo filone di indagini, anche quindi sul comune lunigianese.
Per il momento le cave passate al setaccio sono situate prevalentemente a Carrara, più tre a Massa. Erano state “scelte” dagli inquirenti sulla base delle segnalazioni arrivate in Procura. E le indagini hanno portato a confermare i sospetti: gli illeciti ci sono, e anche tanti. Ma le cave nel comprensorio apuano sono più di cento e, come si legge nel rapporto 2015 del Corpo forestale dello Stato: «Si tratta di indagini molto articolate che avranno un seguito anche negli anni a venire».
Adesso, però, arriva il primo “punto”. Le società del marmo sotto inchiesta sono: Sam, che detiene il 30 per cento delle concessioni marmifere, controllata in parte dalla Marmi Carrara (dove siede anche la famiglia Bin Laden), la Fb Cave, la Germignani e Vanelli Marmi, Poggio Silvestri Marmi Srl, Aldo Vanelli Marmi, Bettogli Marmi Srl, Vanelli Ferdinando di Vanelli Giorgio & C. sas. E ancora: la Escavazione Marmi Canalbianco Alto srl, la cava Madielle Marianna, il cui concessionario è la Pellerano Marmi srl (la ditta esercente però è la Ideat Marmi di Marco Ricci), cava Madielle di Giovanni De Angelis, cava Valsora Palazzolo, il cui concessionario è Turba Cava Romana srl, cava Valsora di Giuliano Angeloni.
La Procura, per portare avanti le indagini, aveva iscritto nel registro degli indagati tredici persone, ossia i presidenti e amministratori delle società sotto inchiesta. Ma di indagati ce ne sono altri, anche se non è ancora nota l’identità.
I reati ambientali contestati, come detto, sono parecchi. Molti accertamenti hanno riguardato alcuni sottobacini idrografici, in cui una volta c’erano corsi d’acqua ricoperti adesso di detriti provenienti dalle cave. Veri e propri depositi al posto di corsi d’acqua. Le analisi eseguite dalla Guardia forestale hanno permesso anche di risalire all’epoca di realizzazione e come questi abbiano influenzato l’assetto idraulico dei corsi d’acqua, come quello geomorfologico e idrogeologico del territorio. Ebbene, dalle indagini è emerso che i ravaneti continuano a essere alimentati. Alcuni poi sono stati realizzati al posto di boschi, aree vincolate dalla legge Galasso, senza uno straccio di autorizzazione paesaggistica.
C’è poi la “piaga” marmettola, la quale, essendo un rifiuto speciale, dovrebbe essere stoccata e portata in discarica. E invece è stato verificato che la quantità smaltita, in alcuni casi, non corrisponde alla quantità prodotta. Inoltre sono emersi pure abusi edilizi: si tratta perlopiù dei degli uffici o dei casottini di guardia, delle vere e proprie costruzioni senza, però, concessione edilizia. È la punta di un iceberg che viene sempre più a galla.
Melania Carnevali
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