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Regolamento fermo, edilizia al collasso

Regolamento fermo, edilizia al collasso

Le associazioni: il Comune approvi in fretta e investa in opere pubbliche, già persi 2.000 addetti

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MASSA. Se non si costruisce, c’è un intero - e ampio - settore che rimane in stand by. Dal muratore all’elettricista, dal falegname all’idraulico.

Tutti preoccupati perché una pianificazione urbanistica (dove, come e quanto si può costruire) ancora non c’è.

Non c’è perché il regolamento è ancora in fase di definitiva approvazione e i numeri del settore costruzioni non ammettono ulteriori rallentamenti: nell’ultimo anno- secondo dati delle associazioni- 50 imprese hanno chiuso. L’anno precedente 138 per un saldo che è sempre più pesante e che ha portato alla perdita, negli ultimi cinque anni, di un quarto degli addetti pari a 2.000 lavoratori.

«Numeri - commentano le associazioni - non soltanto riferibili al Comune di Massa, ma a tutta la provincia che marcano un andamento pericoloso anche per la stabilità economica e sociale. Un’emorragia, come evidenziato anche dall’ultimo dossier della Camera di Commercio di Massa Carrara, che solo una pianificazione adeguata e strumenti normativi chiari, a fianco di politiche nazionali, possono fermare». Timori e speranze che Cna, Confartigianato, Confindustria e Api hanno portato nuovamente all’attenzione dell’amministrazione in un incontro con l’assessore ai lavori pubblici, Ulian Berti.

«Le imprese - hanno spiegato le associazioni di categoria- si attendono una ripresa delle ristrutturazioni e di piccoli lavori edili, dato un miglioramento del mercato immobiliare, così come si attendono benefici anche dal piano nazionale di messa in sicurezza dell’edilizia scolastica. Ma non basta. Lo sblocco del regolamento urbanistico di Massa può finalmente mettere la parola fine alla crisi a livello locale dando quelle risposte che le imprese aspettano».

A preoccupare, e non poco, le imprese massesi è il percorso ad ostacoli del regolamento: «La politica non si può permettere di ritardare ancora l’approvazione di questo strumento perché in gioco non ci sono i partiti o gli schieramenti ma le imprese, le famiglie, la stabilità sociale - spiegano ancora le associazioni- Confidiamo in un percorso tecnico celere ed in un altrettanto rapido percorso politico. Arenarsi ora significherebbe perdere altri anni e questo le imprese non possono permetterselo».

Cna, Confartigianato, Confindustria e Api hanno chiesto anche informazioni sul piano di investimenti per l’anno in corso e per i prossimi: «Allo stato attuale - spiegano - gli investimenti per gli appalti pubblici sono ancora troppo marginali rispetto ad una prospettiva di vero shock per il comparto. Il settore ha bisogno di una iniezione di investimenti importanti a livello comunale e provinciale, di un regolamento chiaro che fornisca gli strumenti per favorire ristrutturazioni, riqualificazioni e recuperi edili. Prospettive che, ad oggi, sembrano ancora molto lontane».

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