Il Tirreno

«Limiti al nuovo forno crematorio»

Il comitato tutela salute chiede che l’impianto venga riservato ai soli carraresi e non raddoppiato

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CARRARA. Il comitato “Tutela salute Carrara” prosegue la sua campagna di sensibilizzazione sulle conseguenze dell’entrata in funzione del forno crematorio che Apuafarma sta costruendo a Turigliano. A preoccupare è soprattutto l’ipotesi del raddoppio delle linee. Incontri sul territorio, dibattiti e volantinaggio a tappeto, dal centro città al litorale.

Il comitato Tutela Salute Carrara insiste nella sua battaglia contro l’impianto di cremazione targato Apuafarma in costruzione nell’area adiacente il cimitero di Turigliano. L’azienda municipalizzata parla di un progetto in grado di offrire un nuovo servizio ai cittadini, che eviterà loro trasferte dolorose, lunghe e anche costose. L’impianto in costruzione costerà 1,2 milioni di euro e secondo le cifre fornite dalla stessa azienda potrà effettuare una media di 400 cremazioni all’anno. Il comitato, invece, chiede che il servizio sia “riservato” ai soli carraresi e che l’impianto, progettato a una sola linea, non venga raddoppiato, come peraltro già contemplato dall’azienda con tanto di ipotesi di potenziamento del sistema di adduzione del gas e del filtro, messa nero su bianco in allegato al progetto.

«Questo eventuale e non auspicabile utilizzo estensivo ed intensivo, come si evince da delibera già approvata di un possibile raddoppio dell'impianto di cremazione, porrà la cittadinanza tutta di fronte a potenziali gravissimi rischi per la salute» sostengono da sempre dal Comitato, che ha lanciato una intensa campagna di sensibilizzazione della popolazione Secondo dati ufficiali divulgati nei giorni scorsi, dall’inizio del 2016 a metà luglio le richieste di cremazione arrivate al Forno del Mirteto dalla provincia apuana sono state 533, con un netto incremento rispetto al 2015 (quando erano state 351) dovuto all’entrata in funzione del Noa: chi muore in viale Mattei infatti acquisisce il diritto a farsi cremare al Mirteto, un servizio precedentemente riservato ai soli massesi (i non residenti sono soggetti però a una tariffa più alta). In questo contesto andrà a inserirsi l’impianto di Turgliano: «Serve più chiarezza sulle cifre, dobbiamo verificare l’entità della richiesta di cremazioni… la sensazione è che il raddoppio dell’impianto non serva» ha dichiarato Claudia Bienaimè di Carrara Bene Comune, sollecitata dai “no forno”. Il comitato come detto vorrebbe limitare l’accesso ai soli carraresi mentre l’amministrazione si è detta esplicitamente favorevole a offrire un servizio di “area vasta”, pur impegnandosi a valutare questa ipotesi solo dopo un anno dall’entrata in funzione del forno. (C.C.)

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