Attenzione
Bagni, congelati i rinnovi delle concessioni
Due stabilimenti chiedono di “allungare” le loro autorizzazioni, ma bisogna aspettare l’esito del ricorso
CARRARA. L’impugnazione davanti alla Corte Costituzionale della legge regionale per il “prolungamento” delle concessioni ai balneari ha “congelato” gli stabilimenti: una situazione che accomuna litorale apuano e versiliese dove gli enti avevano recepito la norma dell’amministrazione toscana. La legge “salva stabilimenti” della Regione Toscana finisce al vaglio della Corte Costituzionale e così i balneari della Versilia e del litorale apuano sono costretti a tenere il fiato sospeso. E’ questo in sintesi il resoconto fatto dal dirigente al Patrimonio Alessandro Mazzelli e dal sindaco di Carrara Angelo Zubbani sugli effetti “post Bolkenstein”.
In attesa della piena attuazione della norma europea sulle concessioni delle spiagge – norma che prevede la messa all’asta degli arenili, considerati bene limitato e, dunque, non di “proprietà” dei concessionari attuali – , mentre il governo italiano ha già annunciato una norma d’urgenza per prolungare le concessioni in essere, i balneari apuani, cpmpresi i circa 40 titolari dei bagni di Marina di Carrara, si trovano sulla stessa barca di quelli versiliesi. E questo perché i Comuni di costa dei due territori avevano fatto fronte comune, recependo la legge emanata dalla Regione proprio per aggirare gli effetti della direttiva dell’Unione “ europea, una legge che, in sostanza, “prolungava” le concessioni a quei titolari di bagni che dimostravano di aver fatto investimenti sugli stabilimenti. Il provvedimento dell’amministrazione toscana però è stato impugnato in Corte Costituzionale, e così si dovrà attendere la sentenza.
Intanto però all’amministrazione carrarese sono arrivate due domande di prolungamento delle concessioni, da parte di altrettanti balneari intenzionati a cogliere al balzo la palla lanciata dalla Regione. «Questi dovranno rapportarsi con il problema della norma sospesa» ha spiegato il dirigente Mazzelli e per questo il prolungamento della concessione, ove venisse concesso, potrebbe risultare illegittimo. La speranza di questi imprenditori è quindi in mano all’amministrazione regionale che, dal canto suo, si dice certa di spuntarla anche davanti alla Corte Costituzionale. c.ch.
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