Proteste
Inchiesta sul latte artificiale: a dicembre via al processo
C’è anche un informatore massese tra i 23 dell’operazione “Medici low cost” L’accusa: aver segnalato certe marche alle neo mamme in cambio di viaggi
MASSA. E' stata fissata la data dell'udienza preliminare per valutare la richiesta di rinvio a giudizio per 23 tra pediatri, informatori scientifici e operatori turistici coinvolti nell'inchiesta "Medici low cost" condotta dai carabinieri del Nas di Livorno. Tra loro anche Giuliano Biagi, (Humana) 36 anni, informatore di Massa.
L'accusa è di aver segnalato alle neo mamme certe marche di latte artificiale in cambio di viaggi pagati dalle aziende produttrici. Gli imputati compariranno, o saranno rappresentanti dai rispettivi legali, davanti al gup Giuseppe Laghezza il 13 dicembre a partire dalle 9. È in quella sede che, a seconda delle strategie processuali, potrà chiedere un rito alternativo (patteggiamento o abbreviato) per definire la propria posizione o chiedere anche il proscioglimento. Spetterà poi al gup - non è detto che basti un'udienza - decidere se rinviare a giudizio o prosciogliere la pattuglia di imputati che il sostituto procuratore, Giovanni Porpora vuole mandare a processo.
Per l'accusa non c'era un passaggio di denaro diretto. Niente bustarelle, insomma. Erano le vacanze pagate il mezzo cui facevano ricorso le aziende per accattivarsi la benevolenza dei medici. Secondo la Procura per anni alcune aziende produttrici di latte in polvere avrebbero pagato viaggi o spese per convegni ai pediatri che, per ricambiare i favori, si dimostravano più sensibili nell'indicare alle neo mamme i prodotti commercializzati da chi finanziava le loro vacanze o l'acquisto di tv e computer. Nel sistema era centrale il ruolo di due agenzie di viaggi pisane che fatturavano, stando all'accusa, false spese per la partecipazione dei medici a congressi e corsi di aggiornamento anche internazionali.
Il contesto messo a fuoco dagli investigatori era il seguente: le aziende del latte in polvere si facevano fatturare dall'agenzia di viaggi i costi per la partecipazione dei medici a convegni veri, ma ai quali i pediatri non partecipavano. I soldi diventavano così un "tesoretto" da utilizzare per viaggi personali.
La difesa. I difensori dei promotori sostengono che non va frainteso il marketing commerciale con la corruzione. E i legali dei medici ribattono che nessuna costrizione è stata provata nei confronti delle mamme - tante si sono costituite in comitati spontanei a sostegno dei loro pediatri - per la scelta del latte in polvere.
Il sistema. Le aziende - Mellin, Dmf e per un episodio Humana Italia (di cui fa parte anche l'informatore massese) - per la Procura avevano architettato un complesso sistema per giustificare gli esborsi di denaro sostenuti per finanziare il sistema: gli informatori scientifici dei marchi prendevano contatti con i pediatri per "sollecitarli" a prescrivere latte artificiale ai neonati. E quei soldi per i convegni venivano pure detratti a livello fiscale
I 23. Oltre all’informatore massese gli altri per i quali la procura ha chiesto il rinvio a giudizio sono informatori e medici, per questi l'accusa è corruzione. I pediatri, infatti, al tempo dei fatti in contestazione, erano in convenzione con l'Asl. Di qui il ruolo di incaricati di pubblico servizio.
Sono accusati di emissione di false fatture i responsabili delle agenzie di viaggi pisane coinvolte nell’inchiesta.
Viaggi".
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