La protesta
Concessioni all’asta i balneari della Cna chiedono aiuto
CARRARA. Lo tsunami Bolkestein sulle spiagge italiane in concessione era annunciato da tempo Ed è puntualmente arrivato, Il vero incubo dei balneari e soprattutto delle 30mila imprese italiane del...
CARRARA. Lo tsunami Bolkestein sulle spiagge italiane in concessione era annunciato da tempo Ed è puntualmente arrivato, Il vero incubo dei balneari e soprattutto delle 30mila imprese italiane del settore, si è così concretizzato in piena stagione estiva: le concessioni prorogate al 2020 con un Decreto legge del 2009,sono scadute di fatto a fine 2015.
«Sono dieci anni che lo Stato si è disinteressato della questgione. Si sono succeduti i vari governi di diversa fazione politica, sottomessi ai poteri forti che non hano fatto nulla. Non è stata prevista una legge che, nel caso di sentenza negativa come avvenuto, indichi come procedere alle nuove aste e come saranno indennizzati i precedenti concessionari», ha commentato Roberto Zolesi Presidente Cna Balneatori La Spezia, rappresentante di quasi 40 stabilimenti balneari associati, molti dei quiali nella zona di Marinella-Fiumaretta. Piccole imprese che danno in media occupazione a 8 persone per stabilimento, non contando che molto spesso sull'area in concessione oltre al bagno con il relativo bar ci sono anche dei ristoranti, altra realtà economica che potrebbe essere danneggiata dalla perdita della concessione.
«Dopo il provvedimento cosiddetto salva spiagge al vaglio del Parlamento affinchè si mantenga la legittimità per le attuali concessioni si dovrà lavorare per evitare le procedure comparative per le 30.000 imprese balneari in attività - ha dichiarato da Cristiano Tomei coordinatore nazionale di Cna Balneatori. - Le motivazioni a supporto della sentenza della Corte di Giustizia aprono uno scenario importante sostenuto nella memoria difensiva del pool di avvocati di Cna Balneatori sul legittimo affidamento e sull'attivazione della procedura del "doppio binario" su scala regionale e comunale».
«Tuteleremo le nostre aziende. Ora chiediamo alla politica di farsi sentire in Europa perchè non si dissolva l'economia turistica nazionale insieme al lavoro di 30.000 imprese balneari italiane - continua Tomei - anche se la sentenza della Corte di Giustizia è stata negativa per la proroga al 2020, siamo riusciti ad affermare che il concetto della scarsità della risorsa spiaggia non è un dato assoluto e inoppugnabile. Sulla non limitatezza della "risorsa spiaggia" la Corte sottolinea che spetta la giudice nazionale verificare, ai fini dell'applicazione della direttiva, se le concessioni italiane debbano essere oggetto di un numero limitato di autorizzazioni. Non può essere un principio determinabile a priori, anche perché noi sappiamo che almeno il 60% degli arenili è ancora disponibile».
«Ora si apre una nuova fase, nei confronti di Governo, Regioni e Comuni, per individuare una soluzione che assicuri continuità di gestione alle attuali imprese ed eviti qualsiasi tipo di procedura comparativa. Adesso spetta alle Regioni stabilire con proprie leggi che la risorsa spiaggia non è scarsa e limitata, si dovrà procedere subito con una verifica con i Comuni costieri per acquisire il dato relativo alla disponibilità degli arenili al netto di quelle afferenti agli attuali concessionari e di quelle utilizzate per spiaggia libera e riserve marine, e conseguentemente a stabilire su base regionale e attraverso i Comuni costieri al rilascio di autorizzazioni (secondo quanto stabilito nella Direttiva europea sulle concessioni appena recepita in Italia) per assicurare la continuità aziendale alle attuali imprese balneari senza procedure comparative».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google