Sicurezza
testa a testa con la Regione Rossi risponde al portavoce: il gestore idrico è pubblico e prevede le agevolazioni
E Baldi replica: le ragioni della protesta sono legittime, il presidente ci ascolti
MASSA. Il comitato “Acqua alla gola” la sua battaglia l’ha fatta, e la fa, in città, ma il suo obbiettivo - e non perde occasione per sottolinearlo - è quello di valicare i confini massesi, di coinvolgere i comuni limitrofi e arrivare in Regione. Scopo dichiarato: chiedere a Firenze di scendere a fianco dei comitati, di modificare, per quanto di sua competenza, la normativa sulla gestione del sistema idrico. È con questo scopo che Alfonso Baldi, uno dei promotori del comitato, siede davanti alla tastiera e invia una mail al presidente Enrico Rossi.
E il presidente a quella mail risponde, ma i contenuti della sua risposta non fanno fare salti di gioia al comitato, tutt’altro. Lo conferma una nota con cui lo stesso Baldi esprime «delusione e rammarico» e accusa il governatore di «non ascoltare i cittadini».
Enrico Rossi parte da un presupposto: «Il tema dell’accesso all’acqua e della sua gestione è sicuramente uno dei più importanti». Poi mette due punti fermi: l’acqua deve essere pubblica e «gestita da società che, diversamente da quelle miste, reinvestano per legge tutti gli utili» e - ecco il secondo punto - serve «un piano nazionale di investimenti basato su una tariffa differenziata in base al reddito». E - lascia chiaramente intuire il governatore - su quei due fronti Gaia segna già dei punti. È infatti una società a capitale internamente pubblico e un piano di agevolazione tariffario l’ha previsto: «Gaia spa - scrive Rossi - è una società per azioni a partecipazione pubblica il cui capitale sociale è detenuto dai Comuni interessati sul territorio. Ciò premesso, nella determinazione della tariffa per il consumo dell’acqua concorrono più fattori, a partire dalle normative comunitarie e nazionali. In Toscana è l’Ait l’ente preposto alla fissazione della tariffa e lo fa - aggiunge - seguendo i criteri stabiliti a livello nazionale dall’Autorità per l’Energia Elettrica Gas e Sistema Idrico che ha applicato il nuovo metodo tariffario. Devo anche dirle - il governatore si rivolge ad Alfonso Baldi - che Gaia nell’applicazione della tariffa tiene conto di ulteriori elementi». E quegli elementi Rossi li elenca: «Localizzazione del Comune di riferimento, composizione del nucleo familiare, livello di consumo della risorsa, fino a componenti più tecniche con voci che distinguono le quote dovute a depurazione, fognatura, servizio di adduzione, captazione e distribuzione delle acque».
Poi il presidente spiega che le tariffe sono collegate «agli investimenti per l’efficentamento della rete idrica, che in Toscana risultano tra i più alti d’Italia». E garantisce l’impegno della Regione per il via libera del Governo al minimo vitale e al sostegno alle utenze disagiate. Una risposta degna - secondo il comitato - «del miglior burocrate di Italia. Ci aspettavamo una risposta di comprensione: il presidente ad una protesta democratica, civile, gentile e bella, firmata da 20.000 cittadini, risponde con parole che fanno intravedere il muro che separa i governati dai governati: una continua citazione di leggi, enti, regolamenti che legittimano il girone infernale in cui hanno collocato il servizio idrico. Non una parola per una situazione che ha visto migliaia di cittadini umiliati, offesi da leggi insensate. Noi - continua il comitato - esprimiamo la più grande delle delusione e un forte rammarico». Poi l’appello a Rossi perché riveda le sue posizioni e «ascolti la protesta giusta e legittima del popolo massese dell’acqua». Quindi l’affondo: «Se così non sarà, se la Regione non vorrà ascoltare i cittadini di Massa, allora noi diciamo che Lei non sarà più il nostro presidente e per quanto ci riguarda può anche dimettersi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google