Il Tirreno

Rischia l’azzeramento il maxi processo su Cermec-ErreErre

Rischia l’azzeramento il maxi processo su Cermec-ErreErre

Il giudice Garofalo chiede di astenersi e il dibattimento potrebbe ricominciare da capo. E la prescrizione si avvicina

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MASSA. Come in un gioco dell’oca giudiziario, si torna alla casella d’inizio: si riparte da zero, si riascoltano tutti i testimoni, si ripetono prove e contestazioni. Potrebbe essere questa la sorte di uno dei processi più importanti degli ultimi anni: quello per le presunte malversazioni nella gestione di Cermec ed ErreErre . Il tutto mentre su alcuni dei reati contestati si allunga l’ombra della prescrizione.

A far tornare indietro il dibattimento del “maxi”processo sul Cermec (“maxi” perchè vede 16 imputati alla sbarra e perchè mette in gioco appalti e ammanchi per decine di milioni di euro) è l’istanza di astensione del presidente del collegio Fabrizio Garofalo. Il quale è stato giudice di un processo “parallelo”: quello concluso il il 29 marzo scorso con la condanna di Roberto Vaira e Luciano Bertoneri a due anni ciascuno per false fatturazioni ed evasione fiscale. Una circostanza che può trasformarsi in motivo di astensione e che è stata colta e sollevata dall’avvocato Roberto Iacopetti, difensore di uno degli imputati del processo Cermec-ErreErre. «Garofalo si sia è già espresso nel procedimento contro Bertoneri e Vaira per false fatturazioni, con una sentenza in cui si fanno considerazioni attinenti ai fatti oggetto dell'altro processo», spiega il legale. Dunque, ci sono "gravi ragioni di convenienza" (così si esprime il codice di procedura penale) che inducono il giudice all’astensione. Il dottor Garofalo ha ritenuto fondate le argomentazioni dell’avvocato e ha presentato richiesta di astensione.

Sarà la presidente del tribunale Maria Cristina Failla a decidere se accogliere la richiesta. Nel caso in cui ritenga che sussistano ragioni per l’astensione, dovrà nominare un altro presidente del collegio. E a quel punto, i legali delle difese avranno diritto di chiedere la ripetizione di tutti gli atti – testimonianze, perizie, documentazioni – che sono state oggetto delle varie udienze fin qui svolte, allo scopo di consentire al nuovo giudice di formarsi un convincimento adeguato sulle responsabilità degli imputati.

Insomma, il rischio che non si arrivi più a una conclusione di questo procedimento è reale. Anche se, si fa osservare nei corridoi di palazzo di giustizia, un rischio di “ritorno indietro” già esiste, in quanto il giudice Fabrizio Garofalo dovrebbe trasferirsi già nel prossimo autunno al tribunale della Spezia e un suo sostituto dovrebbe, comunque, essere nominato.

Giustizia non sarà fatta, quindi? C’è da augurarsi che non sia così. Anche perchè la “mala gestio” del Cermec al centro del processo (i 16 imputati sono accusati a vario di accuse che vanno dalla corruzione alla truffa, dall'abuso in atti d'ufficio al falso) ha portato al dissesto dell’azienda di trasformazione dei rifiuti, che è finita in concordato preventivo e con un debito da 21 milioni di euro. Un “buco” che l’azienda sta piano piano coprendo tramite alle iniezioni di capitale che ogni anno i soci, cioè i Comuni di Carrara e Massa versano nelle sue casse. Tradotto: se la tassa rifiuti che i cittadini non scende, è colpa, probabilmente, della mala gestio di Cermec.

Claudio Figaia

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