Il Tirreno

Morti all'ospedale di Massa: una tassa sui non residenti

di Chiara Sillicani
Morti all'ospedale di Massa: una tassa sui non residenti

L’ospedale è unico, ma carrarini, montignosini e lunigianesi pagano 26 euro al Comune di Massa per portare a casa il defunto

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MASSA. Mettiamo che tu viva a Carrara o a Mulazzo, mettiamo che un tuo caro stia male e sia ricoverato all’ospedale delle Apuane. Mettiamo anche che non ce la faccia e muoia. Bene, per riportarlo a casa, devi pagare: poco più di 26 euro da versare al Comune.

Ebbene sì, la norma - ad onore del vero - esiste da parecchio, da quando, nell’ottobre 2001, il consiglio comunale, con la delibera 68, mette nero su bianco il nuovo regolamento del trasporto funebre. E, all’articolo 8, istituisce il diritto fisso per i trasporti fuori Comune. In parole semplici: 50.000 lire da pagare a Palazzo civico per portare a casa la salma. Insomma - per esemplificare - un tuo caro muore a Massa, ma tu sai che voleva essere tumulato in altro Comune, magari nel suo Comune di nascita o di residenza, puoi organizzare il trasporto funebre. Devi però pagare a via Porta Fabbrica il fatidico diritto fisso: 50.000 lire nel 2001, circa 26 euro oggi. Fino al 2015 a pagare il diritto fisso non sono stati in molti, oggi però le cose sono cambiate, molto cambiate, e quei 26 euro di “tassa” fanno arrabbiare parecchi.

A determinare il grande cambiamento è l’ospedale unico: da tutta la provincia i malati si curano in viale Mattei, i ricoveri degli anziani, in area medica, sono tutti in terra massese. Tanto che lo stato civile di Palazzo civico ha un enorme carico di lavoro perché il numero dei decessi si è più che raddoppiato. Ma pure il numero delle persone costrette a pagare il fatidico diritto fisso. Sì perché al nuovo ospedale muoiono carrarini, lunigianesi e montignosini: il funerale però, nel 90% dei casi si svolge nel loro Comune. E per uscire dai confini c’è da pagare. Ecco quindi la contestazione perché chi muore a Massa non lo fa certo perché ha scelto il nostro comune come luogo privilegiato in cui salutare la vita, piuttosto perché è qui che si trova l’ospedale. L’alternativa non c’è. Ecco quindi l’idea di fare dell’ospedale una zona franca: il diritto fisso permane, ma non per i decessi avvenuti in un ospedale che, è sì a Massa, ma a servizio dell’intera provincia.

Del resto se è vero che il campanile conta in caso di morte - obbietta qualcuno- non conta in caso di nascita perché chiunque scopra la vita al Noa, qualsiasi sia la residenza dei genitori, nella carta di identità, alla voce “nato a”, vede scritto “Massa”.

L’amministrazione comunale, sulla questione, non sceglie la linea dura e si dice disponibilissima ad aprire il dialogo.

Silvana Sdoga è l’assessore cui compete la gestione dei servizi anagrafici e di stato civile e ammette che «la richiesta è comprensibile visto che l’ospedale è provinciale”. Spiega però che la previsione del diritto fisso è contenuta, nero su bianco, in un regolamento approvato con delibera di consiglio. Questo significa che, per modificarlo, quel regolamento serve un altro atto vagliato e avallato dalle assise.

Insomma, non è la giunta che ridisegna le carte, ma deve farlo il consiglio comunale: la questione diritto fisso per i non residenti deve finire all’ordine del giorno, deve essere oggetto delle sedute e deve poi tradursi in una votazione che approvi la modifica, prevedendo il diritt,o con l’eccezione, però, dei decessi avvenuti al nuovo ospedale delle Apuane.

«La modifica - prosegue l’assessore - è un’eventualità che potrebbe essere presa in considerazione, inaugurando un percorso che deve coinvolgere - ribadisce - il consiglio comunale». Concetto chiaro: la giunta non ha preconcetti, i consiglieri portino avanti al proposta. Perché l’oggetto del contendere non sono certi i 26 euro, piuttosto una norma che non prede atto di una situazione modificato e del fatto che l’ospedale sia uno e l’alternativa, quindi, non ci sia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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