Sicurezza
Delitto di Castelnuovo, la figlia non si arrende
CASTELNUOVO MAGRA. Il caso di Marisa Morchi è stato archiviato ma la battaglia di Marina va avanti.
Incontro pubblico con la gente del paese per cercare la verità sull’omicidio
CASTELNUOVO MAGRA. Un delitto atroce, efferato, quantomai cruento e, dopo oltre tre anni da esso, ancora senza castigo. L'omicidio di Marisa Morchi, la 77enne uccisa nella sua abitazione la mattina del 14 marzo 2013, è ancora senza colpevole, di fatto archiviato lo scorso febbraio dopo peraltro intense indagini.
Un fattaccio approdato anche sugli schermi delle tv nazionali, trasmissioni alle quali la figlia della vittima, Marina Palma, ha più volte partecipato. Chi, in quella mattinata di inizio primavera, si introdusse nella casetta a pianterreno in via Palvotrisia, zona residenziale e alquanto abitata, dove l'anziana viveva da sola, per poi ammazzare in modo tanto barbaro la donna, resta ancora a piede libero.
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Ma la figlia, Marina Palma, proprio non ci sta e annuncia un'azione a effetto: un incontro pubblico con la popolazione al fine di non far cadere nel dimenticatoio la terribile vicenda. Un confronto con la gente di Castelnuovo, fissato alle 21 del prossimo 4 agosto presso il Centro sociale di Molicciara, durante il quale la donna, ex vigile urbano e attualmente dipendente comunale, parlerà con la gente per esporre, dice, il suo intendimento a non arrendersi e quindi, in qualche modo, continuare la sua battaglia per far luce sul fatto di sangue.
Lo scorso febbraio, subito dopo la notizia dell'archiviazione del caso, Marina Palma affidò a una lettera aperta il suo stato d'animo.
«Ricorre l'anniversario dell'omicidio di mia madre, massacrata la mattina del 14 marzo 2013 nella casa in cui viveva da quasi cinquant'anni e che tanto amava, violata, all'improvviso, da mani assassine - scrisse Marina Palma lo scorso marzo, poi aggiungendo - un silenzio avvolse il suo tentativo di difesa, le grida, la lunga agonia; non la uccisero i colpi, ma un atroce, lento dissanguamento, in assoluta solitudine. A tre anni di distanza, quel silenzio risuona ancora dentro di me, rafforza le mie convinzioni e protegge un assassino che resta libero e impunito. Un "caso" ancora aperto per me, per gli amici e i familiari che mi sono rimasti accanto e per le persone meravigliose che questa tragedia mi ha fatto incontrare. Continueremo insieme a cercare la verità, consapevoli del fatto che non si tratta solo di una disgrazia altrui, ma di una questione sociale che riguarda tutti».
Il fatto. Fu proprio Marina a trovare la madre, in una pozza di sangue, nella casetta al civico 37 di via Palvotrisia nella quale abitava Marisa Morchi, 77 anni, da tempo vedova. L'anziana era riversa sul pavimento, con il corpo ricoperto di sangue: aveva ferite al capo, alla gola e a una mano. Colpi inferti con estrema violenza da chi, entrato nell'abitazione, forse con l'intento di rubare, si trovò di fronte la donna.
La rapina, infatti, potrebbe essere stata la causale di un omicidio la cui notizia si sparse in un attimo nella tranquilla zona residenziale posta tra la via Aurelia e i primi contrafforti delle colline castelnovesi dove, da anni, abitava Marisa Morchi, dopo essere rimasta da tempo vedova.
La figlia, la 55enne Marina Palma, abita poco distante, sulla via Aurelia. Come tutti i giorni, all'uscita del lavoro, si recò a casa propria dove la mamma le preparava il pranzo. Marina è impiegata comunale presso l'ufficio anagrafe di Castelnuovo Magra. Per un certo periodo ha svolto il ruolo di agente di polizia municipale. Vive assieme ai figli, Luca e Matteo.
Anche quella fatale mattina, Marina Palma tornò a casa. Sembrava un giorno come tanti altri: lavoro mattutino finito, il pranzo e qualche chiacchiera con la mamma che, solerte, le preparava il mangiare. Ma quando arrivò nella propria abitazione, la madre non c'era: niente tavolo apparecchiato e pranzo pronto. Iniziando a preoccuparsi, cercò di contattare telefonicamente la mamma. Non avendo risposta, si precipitò nella vicinissima via Palvotrisia, intuendo che qualcosa era successo.
Poi la terribile scoperta: una scena che rimarrà per sempre nella mente di Marina e che, per alcuni istanti, pareva irreale, da sogno, anzi, da un incubo senza il sollievo del risveglio. Inutili i primi soccorsi alla mamma: Marisa Morchi era ormai morta, uccisa in modo tanto barbaro, con qualcosa che le causò orribile ferite prima di condurla alla morte. Di certo venne ripetutamente colpita. Nella tranquilla via Palvotrisia calò la paura, poi accresciuta dalla notizia, alcuni giorni dopo, che ignoti violarono i sigilli apposti dagli inquirenti alla casa dell'orrore.
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