Il dolore
«Boris legato e mai lavato» Le accuse alla proprietaria
MASSA. Fuori dal Tribunale di Massa ci sono i sostenitori dell'imputata che è accusata di maltrattamenti nei confronti di Boris, il meticcio molossoide che aveva accolto in casa a seguito al decesso...
MASSA. Fuori dal Tribunale di Massa ci sono i sostenitori dell'imputata che è accusata di maltrattamenti nei confronti di Boris, il meticcio molossoide che aveva accolto in casa a seguito al decesso del padrone, in quella stessa casa dove si sarebbero consumati i maltrattamenti di cui la donna è chiamata a rispondere. Mentre i vicini dell'imputata manifestavano con striscioni e magliette la loro vicinanza alla donna, dentro, in aula, al banco dei testimoni è seduta un'altra vicina, quella che aveva composto il numero telefonico delle guardie zoofile dando il via all’indagine dalla quale è scaturita una denuncia per maltrattamenti. «Lo tenevano sempre legato, il cane si lamentava di continuo. No, non ho mai visto che lo lavassero, solo una volta dopo che erano già venute le guardie zoofile. Cure? Io non ho mai visto nessuno somministrare a Boris delle medicine, eppure ero spesso a casa». Queste le risposte che la teste ha fornito al pm e all'avvocato di parte civile, Valeria Palmegiani, rappresentante della Lega Nazionale per la Difesa del Cane che ora ha in custodia Boris. Nell'arco della mattinata, il giudice Giovanni Tori ha ascoltato anche il veterinario da cui l'imputata avrebbe portato il cane colpito da una grave forma di dermatite atopica: «L'ho visto una sola volta», ha però detto il medico. In aula sono state messe in dubbio le cure che l’imputata prestava all’animale. Pare perchè aggressivo, quindi difficile da avvicinare. «Al cane è stata diagnosticata una sociopatia fisica e sociale - fanno sapere dalla Lega del Cane - ma Boris non è affatto aggressivo». Nella relazione del perito del Tribunale si legge che la sociopatia di cui Boris è affetto “è certamente (dovuta) da una premesse genetica.. spesso i proprietari sottovalutano i sintomi del cane e poi cercano di porre rimedio o contrastandoli con violenza..in ogni caso si tratta di un maltrattamento dell’animale”. Le foto che mostrano le condizioni in cui Boris viveva a casa dell’imputata sono state inserite negli atti del processo e sono il frutto della perizia effettuata durante l'incidente probatorio voluto dal giudice Ermanno De Mattia che aveva convalidato il sequestro. A Boris lo spazio non mancava ma viveva in un giaciglio di paglia (materiale che non sarebbe indicato per la malattia del cane stando alla perizia), su un materassino sporco e intorno gli escrementi. Il pelo lo aveva abbandonato da tempo per via della malattia. L'imputata, che ancora non ha testimoniato, a margine dell'udienza rigetta le accuse: «Dio sa cosa ho fatto per questo cane e quanti soldi spesi per curarlo». La signora in casa ha altri due cani, un furetto, due capre e in montagna, due daini. (g.r)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google