Il Tirreno

«Tu qui non batti» Soprusi alla lucciola Arrestata coppia

di Giulia Rafanelli
«Tu qui non batti» Soprusi alla lucciola Arrestata coppia

Sequestrata, picchiata e minacciata una prostituta In manette finiscono un uomo e la giovane compagna

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CARRARA. Pare che volessero imporre un proprio racket della prostituzione lungo il litorale da Cinquale a Marina di Carrara ma una coppia di stranieri (di cui non sono stati forniti i nomi) poco più che trentenni, lui albanese, lei romena, sono finiti in manette per sequestro di persona, rapina e lesioni aggravate. Tutto parte da un'indagine della squadra mobile della questura di Massa Carrara sotto la guida del dirigente Antonio Dulvi Corcione. Un indagine avviata dalla Mobile già prima dell'estate a seguito di alcuni esposti dei residenti di Marina di Massa che si lamentavano della presenza sempre maggiore di prostitute lungo il litorale. Non solo. Anche la coppia finita in carcere aveva destato alcuni sospetti. Tenendoli d’occhio poi per gli agenti è stato facile fare 2 più 2 e alla fine il vaso di pandora è stato scoperchiato.

L’indagine. Dall'indagine è emerso che le stesse prostitute, tutte per lo più provenienti dall'Est Europa, erano vessate dai due stranieri che puntavano ad imporre con la forza la loro protezione. E se inizialmente gli agenti avevano solo il sospetto di quanto stava accadendo, quando una delle "lucciole" ha avuto il coraggio di raccontare quanto le era accaduto, i sospetti sono diventati una tragica realtà. La denuncia ha messo in moto la macchina che ha portato al blitz di lunedì mattina, condotto insieme ai colleghi di Carrara, nell'abitazione dei due stranieri nel centro storico di Marina di Carrara. Gli agenti non si sarebbero mai aspettati di trovare nell'abitazione anche un bimbo di due anni, figlio della donna romena. «In virtù di questo - ha commentato Corcione - insieme alla magistratura, abbiamo pensato di carcerare la donna a Genova (l’uomo è invece in carcere a Massa), dove è attiva una sezione per madri e figli, onde evitare che il bambino fosse l'unica vittima di tutta questa storia».

Una storia di brutalità e freddezza. Brutalità perché la prostituta che ha fatto aprire il vaso di Pandora, per essersi rifiutata di diventare una “schiava” dei due era stata prelevata dalla strada, caricata in macchina, picchiata violentemente e dopo varie minacce scaraventata fuori dall'abitacolo come un oggetto usato, in qualche punto non precisato del litorale. Non prima di essere rapinata dell'"incasso" della serata. I due, così facendo, speravano di prendere il controllo della zona di prostituzione e di imporre delle loro protette: «Tu qui non devi più battere», queste probabilmente le parole cui sono seguiti schiaffi e botte mentre la trasportavano nell’auto. Freddezza, se si pensa che quando la donna arrestata rientrava in casa la sera dopo aver tentato di soggiogare con violenze, soprusi e minacce di morte un'altra donna (forse anche più di una) e forse addirittura sua connazionale, prendeva in collo suo figlio e magari gli dava il bacio della buonanotte prima di metterlo a letto. Il dirigente della Mobile esclude che dietro alla coppia ci sia un giro più ampio, non si tratterebbe, dunque, di un fenomeno organizzato più plausibile un'iniziativa singola per fare cassa nel periodo dell'estate quando aumenta il numero della ragazze sul marciapiede. L'indagine della Mobile comunque prosegue.

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