Il Tirreno

«Mi ha legata, minacciata e violentata»

«Mi ha legata, minacciata e violentata»

In tribunale una drammatica storia di persecuzioni. Ma l’imputato avrebbe anche tentato di uccidere il presunto rivale

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MASSA. “Sì, mi ha legata. Sì, mi ha costretta a fare sesso orale. Sì, mi ha puntato il coltello al collo”. Un incidente probatorio che è un viaggio di andata e ritorno all'inferno, quello che ha preso vita ieri mattina nell'aula di tribunale di Massa, a porte chiuse. Una storia di violenza, dentro e fuori le mura domestica, in cui è imputato un uomo di 35 anni di Aulla, condannato già per associazione mafiosa e accusato adesso di duplice sequestro di persona, tentanto omicidio, stalking e violenza sessuale. Il giovane, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe ripetutamente abusato della ex compagna, l'avrebbe minacciata, sequestrata. Poi avrebbe sequestrato e tentato di uccidere anche un conoscente, anche lui lunigianese, reo - ai suoi occhi - di averle "rubato" la donna, come fosse di sua proprietà.

I fatti risalgono al 2015 e sono stati portati alla luce dalle indagini del sostituto procuratore, Roberta Moramarco. Ieri mattina, davanti al giudice Ermanno De Mattia, la donna ha parlato, timorosa. Ha raccontato quanto accaduto in quei mesi dello scorso anno, a partire dal giorno in cui la storia con l'ex compagno è finita. Ha raccontato una storia terribile di gelosia, possessione, paura.

Le persecuzioni sarebbero iniziate subito: chiamate insistenti, minacce e ripetute violenze sessuali. Un giorno l'uomo sarebbe entrato anche in casa sua, l'avrebbe legata a una sedia e l'avrebbe costretta a fare sesso. E i loro due figli, minorenni, in un'altra stanza, probabilmente pregando dio che tutto finisse presto. E invece le violenze, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sono andate avanti parecchio, fino a quando la donna non ha deciso di parlare.

Nel frattempo, l'uomo si sarebbe scagliato anche contro il rivale, un giovane di 36 anni, presunto amante della ragazza. I due si conoscono, quindi non è stato difficile convincere la vittima a salire in macchina con la scusa di andare al canile dove lavorava. E una volta sopra, si allontanano, arrivano in una strada buia e semivuota.

L'uomo fa scendere la vittima dalla macchina, lo fa mettere in ginocchio, gli punta una pistola semiautomatica contro e gli urla di dire la verità. Spara un colpo, poi un altro. I bossoli finiscono a un millimetro dalle gambe della vittima. Spara ancora e lo obbliga ad alzare la maglietta per verificare se l'avesse colpito. A quel punto, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, spara un quarto colpo puntando a uccidere, ma la pistola si inceppa. Venti minuti di terrore. La vittima poi scappa, approfittando della distrazione del suo sequestratore, mentre lui da dietro continua a cercare di sparare.

L'uomo all'epoca venne denunciato per tentato omicidio, sequestro di persona e detenzione illegale di arma da fuoco. Partirono le indagini, ma l'arma non venne mai trovata. E tutto rimase sospeso. Sembrava una storia a parte di violenza e follia. Una vicenda poi tutta da accertare. Fino a quando non salta fuori l'altra parte della storia di violenza, quella più grande, che si consumava fra le mura domestiche.

Il fascicolo è arrivato nella scrivania del sostituto procuratore, Roberta Moramarco, la quale ha unito le indagini e chiesto l'immediato arresto dell'uomo e ottenuto un'ordinanza di custodia cautelare. L'uomo, difeso dall'avvocato Matteo Cereghino, del foro di Genova, si trova ancora in carcere a Sollicciano.

Ieri, in aula, davanti alle due vittime, ha fatto le sue dichiarazioni spontanee, smentendo tutto e negando ogni accusa di violenza, sequestro e tentato omicidio.

Melania Carnevali

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