Il Tirreno

Perde quattro dita del piede L’azienda vuole licenziarla

Perde quattro dita del piede L’azienda vuole licenziarla

La Don Gnocchi (nata per curare i mutilati) le propone il trasferimento e poi la risoluzione del contratto. Lei non ci sta, ieri un presidio di protesta

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MASSA. Subisce l’amputazione di quattro dita e una parte del piede, per le complicazioni di una malattia, e l'ente per cui lavora le annuncia il licenziamento. L'ente in questione è la Fondazione Don Gnocchi, nata - paradosso - proprio per curare i mutilati di guerra. E protagonista, suo malgrado, è Giovanna Guadagnucci, 61 anni, massese, operatrice socio sanitaria da 18 anni: prima a Massa (4 anni da precaria), poi a Sarzana e infine a La Spezia.

Proprio sotto la sede spezzina della fondazione, ieri mattina, ha preso vita un presidio di protesta, a cui hanno partecipato i sindacalisti della Usb Liguria, il M5s e i militanti della Casa rossa. «Toccano uno e toccano tutti», si leggeva negli striscioni di chi era lì per chiedere che la lavoratrice non venga licenziata.

Una carrellata di sfortune, quelle di Giovanna, iniziate con un callo sotto il piede. «Mi faceva male e l'ho tolto da sola», racconta la donna a margine del presidio. «Una volta tolto, continuava a farmi male - spiega - ma andavo a lavoro lo stesso». Ma il dolore non passava e la ferita nemmeno.«Essendo diabetica sono andata al centro diabetico dell'Asl, dove mi hanno pulito il callo - spiega - ma nulla, non è guarito». Un giorno, siamo a settembre dello scorso anno, le va in cancrena un dito, poi un altro e un altro ancora. Le vene si tappano. Corre all'ospedale Apuane, dove le fanno un'operazione di urgenza per dilatarle le vene; le inseriscono alcuni stent ma non basta: serve l'amputazione. «Inizialmente - racconta la donna - pensavano di dovermi tagliare tutto il piede. Sono riusciti a salvare qualcosa». A gennaio si sottopone all'intervento e le amputano quattro dita più parte dell'avampiede. Terminato il periodo di malattia, con il riconoscimento dell'invalidità al 100% e della legge 104, Giovanna Guadagnucci, è pronta a tornare a lavoro. Chiede di rientrare con un'altra mansione, dal momento che per quella di Oss è stata dichiarata non idonea. Ma l'azienda ha risposto picche. «In prima battuta sembra che l'azienda abbia proposto a Giovanna un trasferimento a Roma o a Torino - spiega Maurizio Rimassa, del coordinamento della Usb Liguria - che per lei, però, era improponibile, dal momento che è invalida. Nell'incontro con noi sindacati, invece - continua - non si è parlato di questa possibilità. Abbiamo chiesto un ricollocamento a Massa, Carrara o Fivizzano. Ma la Fondazione sostiene che non ci siano posti». Così l'unica soluzione è il licenziamento. «Tutto questo ha anche la sua legittimità - spiega Rimassa - Ma ci aspettavamo un atteggiamento diverso dalla Don Gnocchi. Non una chiusura di questo tipo. Speriamo solo di riuscire a riaprire la trattativa». Giovanna è a un passo dalla pensione: quattro anni e le fatiche di una vita rimarrebbero alle spalle. E invece nulla: la fatica si amplifica, la pensione sembra sempre più lontana. «Mi hanno proposto un'uscita di 12 mila euro - spiega la donna - e la disoccupazione. Ma non ci faccio niente. Voglio continuare a lavorare, è un mio diritto. Nella sede di Marina di Massa - continua- hanno chiuso un centralino perché non c'era personale adatto. Che, guarda caso, sono proprio quelli con invalidità. Quindi non dicano che non c'è posto. Piuttosto approfittano del mio caso per tagliare ancora personale».

Melania Carnevali

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