Il Tirreno

Aste dei bagni, il 14 decide l’Europa

Aste dei bagni, il 14 decide l’Europa

Il governo rassicura i sindacati: è pronto a fare un decreto legge per concedere comunque una proroga alle concessioni

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MASSA CARRARA. Il 14 luglio la Corte di giustizia europea di Lussemburgo si pronuncerà sulla questione della direttiva Ue Bolkestein applicata agli stabilimenti balneari.

Il verdetto dei giudici, in realtà, riguarderà i contenziosi tra imprese private sarde e lombarde contro le rispettive amministrazioni pubbliche. Contenzioso che nasce dopo il mancato rinnovo della concessione, e che è finito di fronte ai Tribunali amministrativi regionali. Da lì il caso è approdato alla Corte di giustizia Ue. Quest’ultima, quando si pronuncia, mette una pietra tombale sulla questione: nessun appello è possibile per le parti in causa. Ecco perché, nel caso in cui i giudici europei ritengano necessaria l’assegnazione delle concessioni tramite gara pubblica, cancellando la proroga dei titoli al 2020, questo pronunciamento varrà per tutti.

Il governo. Ma i balneari non saranno travolti dalla sentenza della Corte di giustizia europea. Lo ha assicurato il ministro agli Affari regionali Enrico Costa alle associazioni sindacali.

La Corte Ue dovrà stabilire se le concessioni delle spiagge oggi in mano agli stabilimenti siano valide, oppure no. La questione sul tavolo è quella della proroga al 2020 delle concessioni, approvata dal Parlamento durante il governo Monti. La sensazione di tutti è che i giudici europei bocceranno la proroga, riportando i titoli alla scadenza originaria del 31 dicembre 2015. Una prospettiva letale per gli imprenditori balneari oggi al lavoro, che rischiano di non avere più titolo a restare sulla spiaggia. Ma in quel caso - ha annunciato Costa, confermando le ipotesi fatte nei mesi scorsi - il Governo adotterà un provvedimento d’urgenza, un decreto-legge. Che assegnerà una nuova validità alle 30.000 concessioni delle spiagge italiane, 429 delle quali sono in Versilia. In questo modo gli stabilimenti potranno continuare a lavorare.

Già, ma per quanto ancora? Il ministro non ha fornito tempistiche, né scadenze precise. Si sa solo che questo regime provvisorio durerà fino a quando non verrà approvata una nuova legge sull’assegnazione delle spiagge ai privati. A questo scopo verrà presentato un disegno di legge governativo per fare la riforma. Si parla di diciotto mesi necessari per l’iter in Parlamento, ma sono discorsi che valgono il giusto: la riforma potrebbe impantanarsi, per non parlare dei rischi di caduta del Governo.

Una volta che ci sarà la riforma, gli scenari possibili sono tre. Ipotesi uno: tutti gli stabilimenti vanno all’asta, o meglio a gara. Ipotesi due: le nuove concessioni vanno all’asta, le altre - cioè tutte quelle in mano ai balneari - ottengono una ulteriore proroga di trent’anni come richiesto dai sindacati. Terza ipotesi, la più probabile: le nuove concessioni vanno a gara, le altre ottengono una proroga intorno ai dieci anni. Poi si fanno le gare. A quel punto l’anno zero del turismo balneare sarebbe spostato almeno al 2028. L’unica cosa sicura di tutta questa vicenda è che, presto o tardi, le cose cambieranno.

«In attesa del disegno di legge sulla disciplina delle concessioni demaniali - spiega Vincenzo Lardinelli, presidente della Fiba-Confesercenti - il ministro ci ha assicurato un provvedimento urgente, che garantisca il mantenimento del diritto alla continuazione dell’attività da parte delle imprese balneari, fino al momento dell’entrata in vigore della nuova legge di riordino complessiva del Demanio. In ogni caso - prosegue Lardinelli - nella nuova normativa dovranno essere confermati, tra gli altri, due principi fondamentali: un periodo transitorio di adeguamento di almeno trent’anni per le attuali imprese che già operano sul demanio; il riconoscimento di un indennizzo sul valore commerciale dell’azienda per l'eventuale concessionario uscente. Il ministro Costa - conclude il presidente della Fiba - ci ha dato appuntamento subito dopo il pronunciamento della Corte di giustizia europea».

Indennizzi. Sarà la Corte Costituzionale a decidere se i balneari che perdono lo stabilimento dopo la gara pubblica hanno diritto o no a un risarcimento economico.

A far finire la questione di fronte alla Consulta è stata la scelta dello Stato di impugnare la legge della Regione Toscana. La giunta regionale aveva dato il via a una procedura di rinnovo da sei a vent’anni della concessione della spiaggia, resa possibile solo garantendo investimenti sul bagno. La legge prevede, inoltre, un indennizzo per il balneare che non ottiene il rinnovo, dopo una “procedura comparativa” - una selezione pubblica tra progetti - e il divieto di subaffittare il bagno a un altro imprenditore. Lo Stato ha contestato sia il metodo che il merito. Secondo Roma, Firenze non poteva legiferare su una questione, le spiagge, di competenza statale. Inoltre si è chiesto alla Corte costituzionale di stabilire la legittimità degli indennizzi e del divieto di subaffitto.

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