La manifestazione
Strada del Sagro, denuncia in Procura
CARRARA. Gli ecologisti di Grig e Pietra Vivente rilanciano. Dopo l’appello al presidente Enrico Rossi ora ricorrono alle vie legali
CARRARA. Gli ecologisti rilanciano e, sulla vicenda del Sagro, si rivolgono alla Procura.
Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e La Pietra Vivente, hanno preso carta e penna per segnalare il caso delle cave del Sagro a Procura e istituzioni nazionali e per lanciare un appello al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi:«Sono attività che producono solo carbonato di calcio» dicono e soprattutto scrivono alla Procura.
Una segnalazione ai Ministeri dell’Ambiente e dei Beni e Attività Culturali, alla Regione Toscana, al Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, ad A.R.P.A.T., ai Carabinieri del N.O.E., alla Guardia di Finanza, al Corpo forestale dello Stato e ancora alla Procura della Repubblica e alla Commissione europea per fare chiarezza sulla strada carrabile attraverso i bacini marmiferi prevista dal protocollo d’intesa Provincia di Massa Carrara, Comuni di Carrara e di Fivizzano, Parco naturale regionale delle Alpi Apuane.
L'hanno messa nero su bianco il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e La Pietra Vivente per chiedere «lo svolgimento del preventivo procedimento di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale e gli opportuni accertamenti su legittimità delle attività estrattive, quantitativi estratti e correttezza dei corrispettivi percepiti».
Le due associazioni insomma vogliono vederci chiaro non solo sulla “fattibilità” del percorso interno ai bacini, che collegherebbe le due cave del Sagro a Torano e da lì alla Strada dei Marmi ma anche e soprattutto sulla “leggittimità” dei due siti estrattivi che, dicono, esercitano «un’attività distruttiva del territorio e dei beni ambientali».
I problemi sono tanti, dicono i Grig e la Pietra Verde, e spaziano da quelli di natura ambientale - le zone interessate fanno parte del parco naturale regionale delle Alpi Apuane e rientrano in siti di importanza comunitaria e a protezione speciale – a quelli “legali”, «per via di Canoni di concessione e tasse irrisori, della mancata caducazione delle concessioni delle cave inattive e per le vendite a importi ridotti».
Dopo la segnalazione agli enti competenti le due associazioni hanno lanciato nei giorni scorsi un appello al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi: «in nome dello sviluppo sostenibile e della tutela dell’ambiente, le chiediamo di intervenire sullo sciagurato progetto che prevede di riattivare una strada rinaturalizzata in area Parco e di tracciarne un tratto nuovo ancora in area Parco, a 1.200 metri di altitudine, in area Sic e ZPS, per collegare le cave di inerti del Sagro». Ma Grig e Pietra verde non si limitano a questo e ricordano come il protocollo sia stato «sottoscritto da 4 politici nella loro funzione di amministratori, senza un dibattito nelle rispettive giunte e consigli» con quello che le due associazioni definiscono «segnale forte di democrazia appannata».
Ma gli ambientalisti intervengono anche sul tema più prettamente occupazionale sostenendo che a fronte dei 40 addetti sbandierati da alcuni sindacati, la forza lavoro dei due siti ammonta a 27 persone, di cui molte con contratto part time e a tempo determinato.
«Perché non assumere gli operai per affiancare i soli 4 guardia parco in questa opera?» propongono quindi le due associazioni, che poi hanno riassunto al governatore la “realtà” dei due siti.
«Queste cave - avevano ricordato a Rossi - sono cave fratturate che producono carbonato di calcio, e blocchi di modesta dimensione. Le frequenti illegittimità commesse negli anni, dagli scavi abusivi alle coltivazioni non autorizzate anche sopra i 1270 metri».
Adesso dopo l’appello al presidente Rossi Grig e Pietra Vivente rilanciano con la denuncia in Procura proprio sulla vicenda delle cave del Sagro.
Insomma una vicenda ancora al centro delle polemiche.
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