Sicurezza
«Pneumologia va a Massa» Salgono i timori a Fivizzano
Il reparto, con sei posti letto, secondo i piani Asl dovrebbe essere trasferito al Noa Il Comitato per il diritto alla salute: ha fatto la storia dell’ospedale, il sindaco intervenga
FIVIZZANO. Timori per una possibile chiusura del reparto di pneumologia dell’ospedale cittadino. A sollevarli è il Comitato per il diritto alla salute in Lunigiana il quale si dice pronto «a dare battaglia per impedire che il reparto che ha fatto la storia del nosocomio fivizzanese chiuda definitivamente».
È notizia di pochi giorni, sostiene il comitato, «che il responsabile del reparto dottor Maurizio Moretti si stia adoperando per portare i sei posti letto in carico al reparto di Pneumologia a Fivizzano all’ospedale delle Apuane di Massa dove attualmente è attivo soltanto un ambulatorio pneumologico». E su questo il comitato si attende una presa di posizione forte da parte della politica locale: «Almeno in questa occasione il sindaco di Fivizzano come prima autorità sanitaria locale faccia quanto in suo potere per impedire ulteriori tagli di servizi e di posti letto assolutamente immotivati».
Il Comitato informa poi che « le linee di indirizzo per la predisposizione e l’attuazione del Piano Area Vasta 2016-2020 della sanità sono state approvate, durante la conferenza aziendale dei sindaci della Usl Toscana nord ovest, dai rappresentanti delle 12 Zone Distretto, in quell’occasione si sono registrati gli unici 2 voti contrari di Nogarin sindaco di Livorno e Buselli sindaco di Volterra. Piano Area Vasta di cui i sindaci lunigianesi, almeno quelli interpellati dal Comitato, non ne conoscono neppure l’esistenza, alla faccia del “percorso partecipativo e democratico che ha coinvolto tutti i territori interessati”, come ha dichiarato il presidente della conferenza dei sindaci Samuele Lippi».
E così si chiude la nota del Comitato per il diritto alla salute: «Come ribadito in più occasioni questa operazione di centralizzazione voluta fortemente dal governatore Rossi sta creando sempre più un divario tra le reali esigenze dei cittadini che vivono nei territori periferici, dove i livelli essenziali di assistenza non sono più garantiti, e gli organi competenti, che da lontano decidono del futuro della Sanità, del futuro dei nostri figli, del futuro dei nostri territori».
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