Finanza
Frode ai danni dell'Inps per 470.000 euro: 16 indagati
L'accusa della Procura: incassavano Tfr, indennità di malattia e pensioni, ma non avevano mai versato i contributi
MASSA. Trattamenti di fine rapporto con aziende per cui non avevano mai lavorato, pensioni di vecchiaia per ex lavoratori che non avevano mai versato i contributi in vita loro. Così un dirigente dell'Inps di Massa-Carrara sarebbe riuscito a sottrarre dalle casse dello Stato circa 470mila euro. La fase preliminare di questa maxi indagine condotta dalla procura di Massa che ha portato a galla ben 14 anni di frode fiscale, si è conclusa lo scorso 28 giugno. Nelle carte che il procuratore Aldo Giubilaro ha depositato alla cancelleria del Tribunale di Massa, sono riportate cifre da capogiro, tutti soldi di cui qualcuno ha beneficiato indebitamente grazie ad un contatto ben piazzato all’interno dell'istituto di previdenza sociale.
Tra l'altro non è la prima volta che l'Inps di Massa-Carrara finisce al centro di un’inchiesta simile. In un precedente (riportato nell’articolo sotto), un dirigente era stato accusato di aver manipolato le posizioni contributive di alcuni suoi "protetti", a suo e a loro vantaggio, sottraendoli alle casse dello Stato. In quell'occasione a beneficiare delle manovre del dirigente sarebbero state la moglie e la figlia. In questa nuova inchiesta, per la quale il Procuratore ha deciso di procedere penalmente, sarebbero 15 le persone criuscite a "farla franca" all'Inps provinciale. 15 “furbetti” che nei prossimi giorni si vedranno recapitare a casa un’avviso di garanzia dall’ufficiale giudiziario (se non lo hanno già ricevuto).
Sono indagati insieme al funzionario dell’Inps (di cui volutamente non facciamo il nome) accusato di averli "aiutati" nel periodo che va dal 2002 al 2014, a frodare l'Inps, traendone, ovviamente un vantaggio personale. L'accusa per il dipendente pubblico, infatti, è di aver messo insieme più azioni consecutive in concorso con i suoi "clienti" per assicurarsi il profitto del suo disegno criminoso. L'uomo, stando alle carte, sarebbe riuscito a creare un meccanismo perfetto tale da far risultare la stessa persona dipendente di più aziende e nella condizione di chiedere all'Inps quanto spettato dal Tfr da ognuna di queste. E non necessariamente in periodi differenti.
Prendiamo uno dei casi al centro dell’indagine: il funzionario era riuscito a far apparire regolare che una donna di Massa, tra il 2008 e il 2009, ottenesse prestazioni previdenziali per un totale di 62.594,81 (netti) sotto forma di Tfr maturandoli durante un ipotetico periodo di cassa integrazione con un'azienda nel novembre 2009 e ottenere altra compensazione per la fine di un rapporto di lavoro quasi contemporaneamente con un'altra azienda. Insomma il funzionario è accusato di avere redatto finti tfr, pensioni di vecchiaia ma anche indennità di malattia per le quali la stessa Inps ha poi accertato non fossero mai stati presentati certificati medici.
C'è poi chi ha intascato dall'Inps oltre 110mila euro di pensione di vecchiaia in poco più di dieci anni senza mai aver versato un ero di contributo negli anni precedenti. Al centro di tutte le manovre “i presunti furbetti” che tramite il dipendente, almeno da quanto finora emerso, si siano arricchiti alle spalle dei contribuenti.
Gli indagati sono tutti residenti a Massa e Carrara, eccetto alcuni della lucchesia e della Versilia. Tra di loro anche alcuni stranieri. Saranno chiamati a rispondere di concorso in peculato. Questo uno dei capi d’accusa. Gli altri falsità ideologica in atti pubblici e falsità materiale. Saranno poi da valutate le aggravanti.
È ovvio che siamo solo alla fase preliminare, spetterà alle successive fasi processuali mettere in chiaro quanto accaduto davvero ed eventualmente, stabilire un equo risarcimento allo Stato. Ora, i raggiunti da avviso di garanzia, avranno i tempi stabiliti per legge per nominare propri difensori di fiducia e produrre il materiale necessario per difendersi dalle accuse.
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