Sicurezza
«Farmaci a pagamento per i malati di tumore» La denuncia della Cgil
Diversi medicinali fino a ieri gratuiti non vengono più forniti Il sindacato: «L’Asl risparmia sulla pelle dei più deboli»
MASSA. «Ci sono arrivate diverse segnalazioni da parte di cittadini, che hanno genitori, figli mogli, mariti a domicilio con patologie tumorali, che necessitano di cure palliative e sono seguiti dall'assistenza domiciliare integrata dell'Asl, ai quali in questi ultimi mesi non vengono più forniti gratuitamente alcuni farmaci per somministrazione orale, perché in fascia C, cosicché debbono pagarseli se vogliono assumerli».
È pesante la denuncia che il dipartimento socio-sanitario della Cgil (che viene sottoscritta anche dalla Funzione pubblica e dallo Spi, il sindacato pensionati) muove pubblicamente sulle cure ai malati di tumore. È una denuncia che parla di cure per pazienti gravissimi che da gratuite diventano a pagamento.
La mancanza di questi farmaci, sostiene Cgil, può pregiudicare la cura, aggravare la condizione già fragile di questi cittadini che sono costretti loro malgrado ad acquistarli, pur avendo spesso un reddito minimo.
I farmaci in questione sono, elenca Valerio Musetti, segretario della Cgil dipartimento sanità, «paracetamolo o di farmaci ansiolitici, quindi di farmaci importanti per rispondere al dolore o a stati di ansia e di insonnia». Ma anche lassativi, necessari per i pazienti a domicilio in terapia con oppiacei che tendono ad avere stipsi. E la «mancanza di questi farmaci, oltre a peggiorare le condizioni di salute, porta immancabilmente ad accessi evitabili al pronto soccorso ed a ricoveri ospedalieri». «Si riscontrano anche pazienti operati per tumore alla vescica – attacca ancora Cgil – che necessitano di farmaci mucolitici per evitare l'ostruzione dell'uretra, ai quali è stato negato il rifornimento e che debbono pagarseli».
Il tutto, sostiene ancora la Cgil, appare senza un vero senso, nono solo perché se si scoraggiano queste terapie, i malati curati a domicilio devono più spesso tornare a essere ospedalizzati, ma anche perchè «paradossalmente, queste terapie, se vengono fatte per via endovenosa sono gratuite, pur avendo un costo molto più elevato, oltre che per il farmaco, anche perché necessitano della presenza dell'infermiere».
Insomma, è la conclusione del sindacato, «si continuano a cercare i risparmi sulla pelle dei cittadini, dei più bisognosi, dei più deboli, anche se tutto questo può portare ad un risparmio della spesa farmaceutica forse fra i 1000 e i 2000 euro l'anno; si continuano così a ridurre la qualità ed i servizi ai cittadini. E magari chi ha deciso tutto questo viene pure premiato».
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