Il Tirreno

Strada del Sagro, il nodo dei permessi ancora mancanti

Legambiente: il piano paesaggistico non è carta straccia «Siamo certi che la Regione darà il via libera al progetto?»

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CARRARA. A difesa del Sagro un nuovo intervento di Legambiente.

«Il sindaco Zubbani minimizza, parla di una decina di camion il giorno (quindi una ventina di passaggi) che non attraverseranno la città, ma tace i problemi dei centri attraversati- scrivono gli ambientalisti - Castelpoggio, Gragnana (con una viabilità già critica perfino per le sole auto) e viale Potrignano»

Legambiente si concentra pou sul piano paesaggistico e il piano del Parco.

«Per il tracciato della nuova via d'arroccamento il Parco avrebbe indicato il congiungimento di quella di Canalbianco con la strada Piazzale Uccelliera-Foce di Pianza, tramite la vecchia via delle cave del Murlungo. Si realizzerebbe così la saldatura funzionale e strutturale tra bacino estrattivo industriale di Torano e quello del Sagro-Borla: la drastica abbreviazione del percorso consentirebbe un rinnovato e intensificato assalto al Sagro e al Borla, scardinando ulteriormente i già flebili vincoli del Parco - si legge nella nota - Il comune di Fivizzano si farebbe carico della progettazione della nuova via d'arroccamento (in comune di Carrara), mentre la realizzazione sarebbe a carico dei titolari di cava (che acquisirebbero la proprietà della strada).

In questo avvincente abbraccio tra privati e amministratori pubblici si dà già per scontato che il progetto supererà la valutazione d'impatto ambientale e quella d'incidenza e, proprio partendo da questo presupposto, il sindaco di Carrara ha firmato l'impegno a far transitare i camion del Sagro dalle sue strade nell'attesa della realizzazione della nuova via d'arroccamento. In realtà qualche problemino ci sarebbe».

«L'ordinanza del tribunale emessa dal giudice Bartolini, tuttora in vigore, vieta infatti il transito dei camion di detriti nelle strade di Carrara (poiché non sono sottoposti a preventivo lavaggio)- continua la nota - Inoltre la nuova via d'arroccamento ricade nella zona B1 del Piano del Parco (riserva naturale orientata, a prevalente carattere naturalistico), nella quale non sono consentiti movimenti rilevanti di terreno né "l'apertura o il completamento di strade extraurbane di qualsiasi tipologia, d'uso pubblico e privato, fatte salve le piste forestali e di esbosco, i percorsi destinati alla sola circolazione di pedoni e/o animali, nonché le strade specificamente indicate e previste nelle tavole di Piano"».

«Il Piano paesaggistico regionale prevede tra l'altro che gli enti territoriali e i soggetti pubblici provvedano a: limitare l'attività estrattiva alla coltivazione di cave per l'estrazione del materiale d'eccellenza; tutelare gli acquiferi strategici, il patrimonio carsico e le risorse idriche superficiali e sotterranee; migliorare la compatibilità ambientale e paesaggistica delle attività estrattive, anche favorendo metodi di coltivazione meno impattanti - sottolineano gli ambientalisti - I due sindaci e i due presidenti (del Parco e della Provincia) danno per scontato che tutto filerà liscio e tutte le autorizzazioni saranno presto rilasciate. Resta da vedere se la Regione avrà il coraggio di sostituire i vertici del Parco o tollererà che si faccia carta straccia anche del piano paesaggistico. Restano infine i cittadini e le associazioni che sono disposti a lottare per il proprio territorio».

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